Divine Word Missionaries

The Founding Generation


Founding Generation


Volver a

La generación de fundación

Área reservada

Mapa del sitio

Inicio


IL FONDATORE DELLA FAMIGLIA RELIGIOSA DI STEYL
Arnold Janssen
Una vita al servizio della Chiesa universale

Arnoldo Janssen
(1837–1909)

Il fondatore

  • dei Missionari Verbiti
  • delle Suore Missionarie Serve dello Spirito Santo
  • delle Suore Serve dello Spirito Santo dell’Adorazione Perpetua

è stato canonizzato il 5 ottobre 2003

“L’annuncio della buona
novella è la prima e
principale espressione
dell’amore del prossimo.”

Arnoldo Janssen

A.J.

Principali date della sua vita
5.11.1837 Arnoldo Janssen nasce a Goch (Germania)
1848-1855 Scuola media a Goch e seminario minore a Gaesdonck
11.7.1855 Esame di maturità a Münster
1855-1859 Studi di matematica, scienze naturali e filosofia a Münster e Bonn
1859-1861 Studi di teologia a Bonn e Münster
16.6.1859 Abilitazione all’insegnamento nel ginnasio
15.8.1861 Ordinazione sacerdotale nel duomo di Münster
1861-1873 Insegnante nella scuola pubblica di Bocholt
1866 Membro dell’Apostolato della preghiera. Avvio di un’intensa attività di propaganda, viaggi e pubblicazioni per l’Apostolato della preghiera nell’Europa di lingua tedesca
1873-1875 Capellano presso le Orsoline a Kempen
1874 Rivista missionaria Kleiner Herz-Jesu-Bote
3.12.1874 Autorizzazione a fondare una Casa per missionari nella diocesi di Roermond (Paesi Bassi)
8.9.1875 Apertura della Casa missionaria St. Michael a Steyl
27.1.1876 Inaugurazione della tipografia missionaria a Steyl
1878 Rivista Die heilige Stadt Gottes
1878 Accoglienza dei primi fratelli postulanti
2.3.1878 Invio dei primi missionari in Cina: Josef Freinadermetz e Johann B. Anzer
1884-1886 Primo capitolo generale e fondazione della Società del Verbo Divino (Missionari Verbiti). Arnoldo Janssen è eletto superiore generale a vita. Progressiva accettazione di territori missionari in tutti i continenti
8.12.1889 Fondazione della congregazione delle Suore Missionarie Serve dello Spirito Santo
8.12.1896 Fondazione della congregazione delle Serve dello Spirito Santo di Adorazione Perpetua
15.1.1909 Arnoldo Janssen muore a Steyl
19.10.1975 Paolo VI beatifica Arnoldo Janssen e Josef Freinademetz.
5.10.2003 Giovanni Paolo II canonizza A. Janssen assieme a G. Freinademetz

I santi –
presenza e volto di Dio

l concilio Vaticano II afferma: «Nella vita di quelli che, sebbene partecipi della nostra natura umana, sono tuttavia più perfettamente trasformati nell’immagine di Cristo, Dio manifesta vividamente agli uomini la sua presenza e il suo volto. In loro è egli stesso che ci parla e ci mostra il segno del suo regno, verso il quale, avendo davanti a noi un tal nugolo di testimoni e una tale affermazione della verità del vangelo, siamo potentemente attirati. Però non veneriamo la memoria dei santi solo a titolo di esempio, ma più ancora perché l’unione di tutta la chiesa nello Spirito sia consolidata dall’esercizio della fraterna carità (cf. Ef 4,1-6). Poiché come la cristiana comunione fra coloro che sono in cammino ci porta più vicino a Cristo, così la comunione con i santi ci unisce a Cristo, dal quale, come dalla fonte e dal capo, promana tutta la grazia e tutta la vita dello stesso popolo di Dio» (Lumen gentium, 50; EV 1/421-422).

Canonizzando le persone, la chiesa vuole in realtà attirare l’attenzione sulla presenza di Dio nella nostra vita, sulla comunione con Gesù Cristo, sull’unità di tutta la chiesa nello Spirito di Dio, quale segno della sua signoria nel nostro mondo.

Trascurando questo aspetto, i santi, come modelli, vengono ridotti ben presto a «superuomini o superdonne senza difetti » e, come intercessori, viene attribuita loro una «capacità di intervento magica» in qualsiasi situazione e necessità. Il primo «compito» dei santi è invece quello di richiamare, con la loro persona, la loro vita e la loro azione, i loro doni e le loro debolezze, la presenza liberatrice e salvifica di Dio nella nostra vita quotidiana di popolo e famiglia di Dio.

Nella vita dei santi Dio ci parla in molti modi, spesso inaspettati. Ciò vale anche per sant’Arnoldo, la cui vita assolutamente ordinaria ha permesso a Dio di fare cose straordinarie.

he cosa fa di Arnoldo Janssen, una persona piuttosto comune e a volte poco affabile, un santo? Nel 1975, il cardinal Rossi, incaricato ufficialmente della sua causa di beatificazione ha risposto a questa domanda con un’espressione sintetica, indovinata e sbalorditiva al tempo stesso: «Ha fatto le cose ordinarie in modo straordinario».

È così che Arnoldo Janssen, il sacerdote insegnante di ginnasio non particolarmente dotato dal punto di vista carismatico, è diventato il fondatore della famiglia religiosa di Steyl. Oggi, essa comprende a livello mondiale 10.000 donne e uomini provenienti da tutti i continenti e da tutte le culture.

Nella vita e nell’opera di sant’Arnoldo Dio si rivela il Dio della vita per tutti gli esseri umani, il Dio che è «buona novella» per tutti. La grande passione di sant’Arnoldo è stata quella di continuare a proclamare questo messaggio, in parole e opere, nella sua vita ed è questo che egli ha lasciato come suo testamento spirituale e sua eredità permanente.

“Non io, ma il Signore.”

Come Arnoldo Janssen vide se
stesso e la sua opera

«Questa vigna, cari confratelli, è la nostra Società con tutti i campi di lavoro che le sono stati affidati. La mano del Signore ha piantato e curato questa vigna; il Signore le ha concesso il sole, la pioggia e la crescita. In tutto questo a me stesso posso attribuire solo una povera collaborazione, anch’essa del resto non dovuta alle mie forze. Ma l’idea non è venuta da me, come anche la continua fedeltà alla stessa in mezzo a grandi difficoltà; non è venuto da me il potente aiuto per la sua realizzazione, come pure il sostegno in mezzo alla diffidenza generale. Non io, ma il Signore ha suscitato le vocazioni e ha aiutato le singole persone a essere fedeli alla decisione presa. Se non fosse stato per il Signore, chi avrebbe offerto l’aiuto finanziario necessario e questo in mezzo a crescenti necessità, giorno dopo giorno! In verità, dobbiamo essere assolutamente convinti di una cosa: la fondazione, la conservazione e lo sviluppo della nostra Società non hanno altro Autore se non Colui che abita nei cieli e dispone e dirige ogni cosa sulla terra».

Arnoldo Janssen in una relazione ai «suoi» Missionari
di Steyl in Cina nel 1886
.

Arnoldo Janssen nel suo tempo

«Viviamo in un tempo in cui tutto traballa e sembra affondare; ed ecco Lei viene e dice di voler cominciare qualcosa di nuovo». È così che Melchers, arcivescovo di Colonia, rispose ad Arnoldo Janssen nel 1875, quando gli chiese di aiutarlo a fondare una Casa missionaria in Germania. L’arcivescovo pensava che a Colonia vi fossero abbastanza pagani e che «egli dovesse convertire anzitutto quelli».

La seconda metà del XIX secolo fu un’epoca molto movimentata, caratterizzata dal pieno sviluppo del nazionalismo, del colonialismo e dell’imperialismo europeo, da grandi conquiste culturali, da un’illimitata fede nel progresso della rivoluzione industriale, sostenuta da invenzioni, scoperte e innovazioni nel campo della tecnica, della produzione, della medicina, dell’agricoltura, dei trasporti e dei mezzi di informazione e, legate a tutto questo, dalle grandi trasformazioni sociali del mondo del lavoro. Le potenze europee si stavano spartendo praticamente l’intero pianeta. Erano gli anni in cui vissero Karl Marx, Friedrich Nietzsche e Charles Darwin.

Inoltre, in Germania, la Chiesa cattolica restò impigliata a partire dal 1871 nelle reti del cosiddetto Kulturkampf (Lotta per la cultura) con il nuovo Reich tedesco di Bismarck, che limitava drasticamente, con una serie di leggi speciali, l’attività pubblica di sacerdoti, religiosi, religiose, associazioni cattoliche, soprattutto nelle scuole.

Ma, in Europa, la seconda metà del XIX secolo fu anche l’epoca di un crescente «entusiasmo missionario». Proprio allora sorsero molte congregazioni e iniziative missionarie. Dal punto di vista geografico, la chiesa europea si trasformò in una chiesa mondiale. Arnoldo Janssen vide in queste drammatiche trasformazioni dei «segni dei tempi» e, restando continuamente all’ascolto della volontà di Dio, diede loro una risposta concreta e pertinente con la sua vita e la sua opera.


Chi è questo
Arnoldo Janssen?

FANCIULLEZZA E GIOVINEZZA

Arnoldo Janssen nasce il 5 novembre 1837 a Goch, una cittadina tedesca del Basso Reno vicina al confine olandese. È il secondo di undici fratelli e sorelle. I suoi genitori sono Gerhard e Anna Katharina. Lui stesso ci descrive la vita in famiglia: «Il padre coltivava, oltre al suo piccolo appezzamento, anche terra presa in affitto e possedeva due cavalli. Oltre a coltivare la terra, faceva anche il carrettiere e normalmente ogni settimana si recava a Nimega. All’ora prevista per il ritorno, la mamma ci chiedeva di andargli incontro». In questa grande famiglia Arnoldo impara fin da bambino a dare una mano, a non pretendere e a essere diligente.

La vita della famiglia Janssen è caratterizzata e sostenuta dalla fede, alimentata da un’intensa preghiera e dalla fedeltà alla Chiesa cattolica. Lo dimostra chiaramente l’abitudine di rivolgersi alla Trinità e di adorare lo Spirito Santo. Ancora dal suo letto di morte, nel 1870, il padre Gerhard Janssen lascia a suoi figli come testamento spirituale questa pietà vissuta in famiglia: «Partecipate ogni domenica alla messa solenne, per ringraziare la santa Trinità delle grazie ricevute nel corso della settimana e partecipate ogni lunedì a una messa in onore dello Spirito Santo, per chiedere la grazia di Dio per la settimana che comincia». Riguardo a sua madre, Arnoldo dice semplicemente: «Era una grande innamorata della preghiera».

Il capellano Heinrich Ruiter riesce a convincere i genitori a mandare Arnoldo, che allora ha dieci anni, alla scuola media di Goch e poi al seminario vescovile di Gaesdonck. Allora le sue materie preferite sono la matematica e le scienze naturali. Nel luglio del 1855, non ancora diciottenne, dà l’esame di maturità a Münster.

1837
Arnoldo Janssen
nasce a Goch.
Sua madre
Anna Katharina
è un’«innamorata
della preghiera».


Arnoldus Janssen ... Iscrizione nel libro dei battesimo di Goch.

PERIODO DEGLI STUDI
OBIETTIVO: SACERDOTE E INSEGNANTE

1857
Arnoldo Janssen
(al centro)
studente fra i
suoi compagni di
classe. Studia
scienze naturali,
filosofia e
teologia a
Münster e Bonn.

Dopo l’esame di maturità Arnoldo Janssen va a Münster a studiare teologia. Ma già alla fine del secondo semestre scrive: «Ora che devo decidere se dedicarmi subito allo studio della teologia o rinviarlo a più tardi, sono fermamente deciso a continuare ancora per due o tre anni lo studio della matematica e delle scienze naturali, per conseguire un’abilitazione all’insegnamento di queste materie, e poi dedicarmi allo studio della teologia».

“Chi dà ciò che ha, è degno di vivere”.

La meta del cammino iniziato con l’ingresso nel ginnasio del seminario vescovile è quindi chiaramente indicata. Essa corrisponde pienamente anche all’intenzione del vescovo. Perciò, a partire dall’autunno del 1955, Arnoldo prosegue, prima a Münster e poi a Bonn, i suoi studi di matematica, scienze naturali e filosofia, con la precisione e serietà che lo contraddistingue. E già nel 1859 viene conferita ad Arnoldo Janssen l’abilitazione all’insegnamento di queste materie nel ginnasio. Allora egli entra nuovamente in seminario a Münster per dedicarsi allo studio della teologia. Il 15 agosto 1861 è ordinato sacerdote.

Il periodo degli studi di Arnoldo Janssen non presenta nulla di particolare o straordinario. Nel 1858 partecipa a una gara di matematica indetta dall’università di Bonn e si aggiudica il primo premio, che gli viene riconosciuto anche per l’esame di abilitazione all’insegnamento. Alla cerimonia della consegna del premio invita anche il vecchio padre: «Egli fu molto contento per il risultato di quel lavoro». Chiaramente, grazie all’educazione e formazione ricevuta in famiglia e nel seminario minore, Arnoldo sa evitare i «pericoli della vita studentesca ». A noi, oggi, può sembrare piuttosto ascetico ciò che egli scrive, nel 1857, da Bonn al rettore del seminario minore: «La mia vita in quest’università è molto semplice e uniforme. Ogni mattina mi reco in chiesa, poi studio fin verso le 9; quindi percorro a piedi il bel viale che conduce al collegio, a Poppels-dorf, e dopo due ore ritorno. Al pomeriggio, alle 16, c’è il seminario, con dispute o conferenze. Non frequento le birrerie e non partecipo alle manifestazioni goliardiche; il nostro unico divertimento consiste in una passeggiata, nei bei pomeriggi della domenica, fino al villaggio vicino, dove si beve una tazza di caffé e si fa una partita a domino. Ripenso spesso con grande gioia al caro seminario di Gaesdonck; ora che godo di una piena libertà accademica, il suo ricordo mi è diventato ancora più caro e prezioso».

SACERDOTE E INSEGNANTE
NEL GINNASIO DI BOCHOLT (1981-1973)

1865
Arnoldo Janssen,
giovane sacerdote
e insegnante nel
ginnasio di
Bocholt.

Nell’ottobre del 1961, a ventiquattro anni, il neo-sacerdote Arnoldo Janssen comincia la sua attività di insegnante nella scuola pubblica superiore di Bocholt, che riparte praticamente da capo. Nei primi anni a Bocholt, tutto il suo tempo è assorbito dall’insegnamento, al quale si consacra con l’abituale precisione e serietà. È responsabile anche della biblioteca e della raccolta dei reperti naturali, che ordina e completa con grande abilità. Inoltre, collabora alla pastorale a Bocholt.

Riguardo ai suoi dodici anni di insegnamento a Bocholt, colpisce soprattutto un fatto: nonostante la sua abilitazione all’insegnamento della matematica e delle scienze naturali in tutte le classi del ginnasio, cosa certamente rara fra i sacerdoti della diocesi di Münster, Arnoldo Janssen non è mai stato invitato a insegnare in una scuola più prestigiosa e, pur assicurando spesso la metà delle ore di insegnamento nelle classi superiori, non è mai stato scelto come responsabile di classe.

Egli è «il piccolo signore». Così lo chiama la gente di Bocholt. È alto appena 1,65 ed è di corporatura snella. Alla visita di leva viene «giudicato per ora inutilizzabile a causa della debolezza fisica generale e della debolezza del torace». Tutto sommato, Arnoldo non è quindi una persona che attira l’attenzione.

A ciò si aggiunge ciò che riferisce il direttore della scuola di Bocholt: «Preparava le lezioni con grande diligenza, teneva in ordine i reperti naturali e gli strumenti del laboratorio di fisica, se ne serviva per fare esperimenti, correggeva diligentemente i compiti scritti; ma non sapeva conquistare il cuore dei suoi alunni; li allontanava, in particolare, con il suo modo di infliggere le punizioni». E tuttavia Arnoldo Janssen è conosciuto da tutti come una persona che prega continuamente. Un testimone afferma: «Il rettore Janssen è stato sempre un uomo di preghiera, ma per il resto poco affabile e accessibile. In genere, giungeva in ritardo a pranzo, perché fra la scuola e il pranzo voleva fare l’esercizio della Via crucis». E un alunno ricorda: «Allora noi studenti sapevamo che egli passava intere notti in preghiera. Così capitava che a volte durante l’ora di francese fosse sopraffatto dal sonno. Allora ci dicevamo che aveva passato ancora una notte in preghiera e non era andato a dormire. Del resto, non cessava di esortarci a pregare, a pregare molto. Ogni giorno lo si vedeva fare due volte la Via crucis, prima e dopo pranzo. Penso che abbia tratto proprio di lì il suo spirito apostolico».

Non stupisce quindi che a un certo punto Arnoldo Janssen abbia dubitato di essere al giusto posto. Ripensando agli anni passati a Bocholt, afferma, mostrandoci al tempo stesso il suo atteggiamento di fondo: «Anch’io quando ero a Bocholt pensavo: “Perché fare l’insegnante? Perché non andare altrove, dove potresti fare un bene maggiore?”. Ma il mio vescovo mi disse: “Lei sta facendo ciò che vuole la Provvidenza”. Allora smisi di tormentarmi e feci ciò che dovevo fare; e, in seguito, al tempo della fondazione della Casa missionaria, compresi chiaramente che ero stato al giusto posto, al posto che doveva servirmi come preparazione».

La vita che Arnoldo Janssen conduce a Bocholt è molto modesta anche dal punto di vista materiale. Anzitutto, deve detrarre dal suo stipendio ciò che serve a rimborsare le spese sostenute al tempo degli studi a Bonn e Münster; poi, a partire dal 1865, ciò che occorre per fare studiare il fratello Johannes, di 16 anni più giovane di lui, praticamente il 10% dello stipendio. A tutto questo vanno ad aggiungersi, a partire dall’aprile del 1966, le notevoli spese per i viaggi e le pubblicazioni dell’Apostolato della preghiera, al quale ormai Arnoldo Janssen consacra tutto il tempo non assorbito dall’insegnamento e che imprimerà ben presto una nuova inaspettata direzione alla sua vita.

UOMO DI PREGHIERA E APOSTOLO
ITINERANTE AL SERVIZIO DELL’APOSTOLATO
DELLA PREGHIERA

Sull’esempio dei genitori, e poi nel seminario minore e durante gli studi, la preghiera ha avuto fin dall’inizio un posto fondamentale nella vita di Arnoldo Janssen. Anche come insegnante e sacerdote, egli vive a partire da questo atteggiamento fondamentale di continua preghiera. È certamento questo che gli consente il superamento dei suoi limiti umani, lo sostiene e gli indica la direzione quando è costretto a incassare sconfitte, accettare incomprensioni, rinunciare a sicurezze e affidarsi al nuovo. Questo «non io, ma il Signore» costituisce il cardine della sua vita e della sua azione, non solo quando riflette su ciò che è riuscito a realizzare, ma anche quando accetta ciò che, in base al giudizio umano, rappresenta una sconfitta.

L’«Apostolato della preghiera» era stato avviato, nel 1844, da un gruppo di gesuiti, professori e studenti, nel Sud della Francia. Essi volevano diffondere la preghiera fra la gente comune, come formazione e addestramento alla fede vissuta. Ai membri veniva spedito un bollettino informativo, il Messaggero del sacro Cuore di Gesù. Il primo numero risale al giugno del 1861, praticamente al tempo dell’ordinazione sacerdotale di Arnoldo Janssen. Nell’aprile del 1866, egli aderisce formalmente a questo movimento. Nel diploma che gli viene rilasciato si legge: «Arnoldo Janssen è stato accolto fra i promotori dell’adorazione del sacro Cuore di Gesù e dell’Apostolato della preghiera».

“Tutto è possibile con la forza e la
grazia dello Spirito Santo”.

Ma questo non gli basta. Racconta egli stesso: «Quando nel 1867 si tenne a Innsbruck (Austria) l’assemblea generale delle associazioni tedesche, presi un periodo di ferie prolungato e vi partecipai. In quell’occasione conobbi il P. Malfatti, sj, direttore dell’Apostolato della preghiera in Germania e Austria. Egli mi chiese di assumere la direzione dell’Associazione nella diocesi di Münster, cosa che feci. Nell’autunno di quell’anno mi recai a pregare sulla tomba del beato curato d’Ars e all’Esposizione universale di Parigi. Da allora mi sono impegnato in modo particolare per l’Apostolato della preghiera... e ho sempre dedicato le mie ferie alla diffusione dell’Apostolato della preghiera nella diocesi di Münster. Il vescovo, da parte sua, ha confermato la mia nomina a direttore diocesano. Mi sono impegnato soprattutto a promuovere lo spirito della preghiera di intercessione e l’offerta anche delle preghiere abituali, come ad esempio il rosario, secondo le intenzioni di Gesù... L’Apostolato della preghiera è stato introdotto praticamente in tutta la diocesi di Münster; sono veramente pochi i parroci che non ho visitato a tale scopo».

L’impegno per la preghiera, che pratica costantemente anche a livello personale, trasforma Arnoldo Janssen in un «apostolo itinerante». A partire da questo momento, appena iniziano le vacanze scolastiche, egli si mette in viaggio, spesso anche a piedi. Fino al 1973 riesce a visitare 300 delle 350 parrocchie della diocesi di Münster e a recarsi anche in altri luoghi. Nell’autunno del 1872 scrive a una tipografia di Paderborn: «Durante queste cinque settimane di vacanze ha viaggiato continuamente per diffondere la recita del rosario secondo il metodo indicato dal foglietto della preghiera (o secondo un qualsiasi altro metodo) e la strepitosa accoglienza riservata all’iniziativa mi ha indotto a sconfinare anche nelle diocesi di Colonia, Treviri, Lussemburgo, Metz, Strasburgo, a percorrere la Svizzera tedesca e a recarmi anche ad Augusta, Monaco, Salisburgo, Passau, Regensburg, Mainz, ecc.»

Qui ci imbattiamo in un altro aspetto decisivo dei doni e dell’attività di Arnoldo Janssen, un aspetto che egli sviluppa nel quadro del suo impegno per l’Apostolato della preghiera: la sua attività di scrittore e giornalista. Subito dopo la sua adesione all’Apostolato della preghiera, egli pubblica a Düsseldorf un volumetto intitolato Verein des Gebets-Apostolates zur Übung des Gebetes der Fürbitte zum liebenswürdigsten Herzen unseres Erlösers Jesus Christus (Associazione dell’apostolato della preghiera per l’esercizio della preghiera di intercessione all’amatissimo Cuore del nostro Salvatore Gesù Cristo). Il volumetto esce contemporaneamente nella Germania meridionale e in Austria. Egli ne spedisce una copia alla famiglia e scrive: «Avrei voluto scrivervi già da molto tempo. Ma ho sempre rimandato, in attesa che uscisse questo volumetto... Leggetelo e pregate diligentemente, seguendo le indicazioni che contiene. Continuate a leggerlo e a pregare, finché comprendete bene ogni cosa». A distanza di appena un anno esce una seconda edizione (15.000 copie), intitolata Aufnahme-Büchlein des Gebetsapostolates sowie der Bruderschaft zum liebenswürdigsten Herzen unseres Erlösers Jesus Christus (Libretto-accoglienza dell’apostolato della preghiera, nonché della Fraternità dell’amatissimo Cuore del nostro Salvatore Gesù Cristo). Fino al 1880 viene ristampato altre quattro volte, per un totale di 90.000 copie. Inoltre, Arnoldo Janssen pubblica tutta una serie di piccoli scritti e foglietti di preghiera, fra cui un’introduzione alla preghiera del rosario che ha una grande diffusione.

In tutto questo la sua idea di fondo è sempre la stessa: Attraverso la recita delle comuni preghiere, come ad esempio il rosario, la persona deve acquisire un atteggiamento di intercessione permanente, in modo da dialogare con Dio nelle piccole e grandi preoccupazioni della vita e della chiesa, e a partire da esse, ricevendo così il giusto orientamento da parte di Dio e impegnandosi concretamente e fattivamente verso il prossimo. Naturalmente Arnoldo Janssen si esprime nel linguaggio e nella teologia del suo tempo. È anzitutto la «devozione al Cuore di Gesù», allora molto diffusa, a guidarlo verso una meditazione sempre più profonda del Dio trinitario. A preoccuparlo e stimolarlo in quegli anni – proprio secondo lo spirito del suo tempo – è la «conversione dei popoli divisi nella fede», che egli considera comunque – spesso precorrendo il suo tempo – frutto dell’azione e della grazia di Dio, che noi possiamo e dobbiamo semplicemente implorare e impetrare.

“Sia conosciuto, amato e adorato
da tutti gli uomini Dio uno e trino:
la potenza del Padre, la sapienza del Figlio
e l’amore dello Spirito Santo”.

Nel settembre del 1869 Arnoldo Janssen partecipa all’assemblea generale delle associazioni cattoliche (Katholikentag) a Düsserldorf. Come direttore dell’Apostolato della preghiera della diocesi di Münster, egli chiede che si raccomandi l’apostolato della preghiera a tutti i cattolici tedeschi. La richiesta è accolta all’unanimità, certamente non da ultimo a causa del suo impegno personale ed editoriale. Il bollettino dell’Apostolato della preghiera annuncia: «Grazie alla raccomandazione da parte dell’assemblea generale, l’apostolato della preghiera si affaccia maggiormente sulla scena pubblica, uscendo dalle stanze interne dell’ascesi, nelle quali in molti ambienti era stato confinato». Ciò vale anzitutto per la vita dello stesso Arnoldo Janssen.

Al più tardi in questo momento entra in scena un altro Arnoldo Janssen, ormai trentaduenne. L’uomo che nella scuola di Bocholt era considerato «uomo di preghiera, ma per il resto poco affabile e accessibile», che parlava nelle aule scolastiche e di quando in quando in qualche chiesa, è ormai un uomo che opera efficacemente in seno alla società e sa presentare in modo convincente ciò che gli sta a cuore, sia personalmente sia in forma scritta. Se in passato faceva fatica a trovare la strada che conduce al cuore altrui, ora non ha più alcuna difficoltà a bussare alla porta di una canonica sconosciuta, a parlare dell’Apostolato della preghiera e a conquistare le persone a questa causa; non ha più alcuna inibizione a sollecitare l’interessamento e il sostegno dei vescovi e delle autorità ecclesiastiche per questa iniziativa. I suoi numerosi viaggi, i molteplici contatti e incontri hanno sollevato il suo sguardo e lui stesso ben al di sopra e al di là del ristretto orizzonte di Bocholt.

Si può considerare la situazione personale di Arnoldo Janssen in quegli anni come una situazione particolarmente complicata: da un lato, egli è costretto nei binari e nei pregiudizi consolidati e frustranti di una vita di insegnante di matematica non particolarmente gratificato e riconosciuto; dall’altro, è stimolato e sollecitato, fortemente motivato e confermato nella sua vita nell’apostolato della preghiera e al servizio dell’apostolato della preghiera. Da un evidentemente non lo soddisfaceva; dall’altro, un’esistenza insicura al servizio di un compito che egli sente sempre più come «il suo».

Nel 1873 scoppia un conflitto fra Arnoldo Janssen e la direzione della scuola di Bocholt. Egli ha commissionato già nel 1868 una statua della Madonna che ora vorrebbe collocare nell’aula magna della scuola. La scuola è cattolica, ma è frequentata anche da studenti protestanti ed ebrei. Così inizia un tirammolla fra la direzione della scuola e Janssen riguardo alla collocazione della statua della Madonna. In questo contesto, già nel 1870 egli chiede al vescovo di Münster di essere sollevato dall’insegnamento, per potersi dedicare interamente ad attività puramente religiose. Il vescovo respinge la richiesta, ma non più nel 1873. Nel frattempo è scoppiato il Kulturkampf. Alla fine del 1871 nel Reich tedesco, sotto la guida della Prussia, vengono drasticamente limitate le attività della Chiesa cattolica nelle scuole. Per una statua della Madonna non c’è assolutamente più posto. Arnoldo Janssen resta fermo nelle proprie intenzioni e nel marzo del 1873 dà le dimissioni dall’insegnamento.

DALLA RIVISTA MISSIONARIA
ALLA CASA MISSIONARIA

1874
Kleiner Herz-
Jesu-Bote, la
prima rivista
missionaria di
Arnoldo
Janssen.

Arnoldo Janssen prosegue l’insegnamento fino al termine dell’anno scolastico 1872-1873. Finalmente, a 36 anni, è libero. Inizia una nuova fase della sua vita. Nell’ottobre del 1973 assume il suo nuovo incarico di capellano delle Orsoline a Kempen, dove esse dirigono un Pensionato. Quest’incarico gli permette di dedicarsi maggiormente all’apostolato della preghiera. Nel luglio del 1873 scrive: «Sarei pronto a coinvolgermi maggiormente, a dedicarmi interamente a questo santo compito e a impegnare in esso tutte le mie forze e capacità, anzi la stessa vita, se questo potesse servire a ottenere dal buon Dio tre volte santo una maggiore effusione dello Spirito della grazia e della preghiera sulla terra». Arnoldo vuole realizzare l’idea già maturata a Bocholt: «Pubblicare una rivista mensile popolare per la promozione della preghiera e la partecipazione alle grandi intenzioni del divin Salvatore, specialmente nella diffusione della fede». Con la sua abituale precisione e serietà si mette immediatamente all’opera. Può contare sulla sua esperienza di scrittore e giornalista e utilizzare per la diffusione della rivista la vasta rete di contatti e relazioni derivanti dal suo impegno nell’Apostolato della preghiera. Già nel gennaio del 1874 esce il primo numero della nuova rivista, intitolata Kleiner Herz-Jesu-Bote. Il titolo è tratto dal bollettino dell’Apostolato della preghiera con l’aggiunta di klein (piccolo). Per la pubblicazione Arnoldo Janssen deve attingere anzitutto ai suoi risparmi. Ecco come presenta il programma della rivista: «Lo scopo principale, anche se non unico, della rivista è quello di informare in modo comprensibile e stimolante sulle missioni cattoliche, sia nazionali che estere». Ma i numeri successivi indicano chiaramente che la rivista tratta soprattutto della «missione all’estero», allora definita ovviamente «missione fra i pagani». Il numero di giugno del 1874 reca per la prima volta, in prima pagina, quest’espressione programmatica per Arnoldo Janssen: «Viva il sacro Cuore di Gesù nei nostri cuori».

Un incontro ricco di conseguenze:
Janssen e la missione mondiale

el maggio del 1874 una notizia apparsa su un giornale attira l’attenzione di Arnoldo Janssen. Il vescovo Giovanni T. Raimondi, prefetto apostolico di Hongkong, fa visita al dottor von Essen, parroco di Neuwerk. Ecco il racconto di Janssen: «Andai a trovarlo per avere maggiori informazioni sulle missioni, ecc. Attraverso la rivista Kleiner Herz-Jesu-Bote volevo risvegliare e stimolare l’interesse per le missioni. Lamentai che la Germania non avesse un proprio Istituto per la formazione dei missionari, al pari di Francia, Italia, Belgio e persino Inghilterra, paesi in cui la vita cattolica era poco fiorente, mentre in Germania era molto viva. Aggiunsi che non sarei potuto andare personalmente in missione, perché ormai ero troppo vecchio. Mons. Raimondi disse: “Non è necessario che ci vada; infatti occorrono anche in Germania sacerdoti disposti a lavorare per questa causa”. Allora pensai che avrei potuto mettermi a disposizione di chi avesse cominciato una tale opera e avrei potuto consacrarle le mie forze. Feci visita a mons. Raimondi una seconda volta e ci intrattenemmo sullo stesso tema. Alla fine, mons. Raimondi disse che, se non c’era alcun sacerdote tedesco disposto a prendere in mano la cosa e con il quale associarmi, avrei potuto avviare l’opera io stesso, confidando nell’aiuto divino e collaborando con il dottor von Essen, parroco di Neuwerk. Non mi era mai passata per la mente l’idea di avviare una cosa del genere. Perciò, scartai immediatamente una tale possibilità, ritenendomi assolutamente incapace. In seguito, mons. Raimondi venne a trovarmi a Kempen e mi chiese ancor più decisamente di mettere mano all’opera. Declinai, come già in passato, l’invito, ma gli promisi che attraverso la rivista Kleiner Herz-Jesu-Bote avrei presentato il progetto e cercato di suscitare interesse attorno allo stesso».


Giovanni T. Raimondi, prefetto apostolico di Hongkong.

VERSO LA FONDAZIONE DI UNA CASA
PER MISSIONARI

Ma ormai l’idea non abbandona più Arnoldo Janssen. Nei numeri successivi del Kleiner Herz-Jesu-Bote egli continua a parlarne. Ma l’auspicata collaborazione con il dottor von Essen, che già l’anno prima aveva ottenuto dal papa l’autorizzazione a fondare un Istituto missionario tedesco, si rivela fin dall’inizio oltremodo difficile. Von Essen e Janssen hanno temperamenti apparentemente inconciliabili. Perciò, Janssen va per la sua strada. Già nel numero di novembre di Kleiner Herz-Jesu-Bote così si rivolge ai lettori: «La fondazione di una Casa tedesca per i missionari esteri si rivela sempre più un’inevitabile necessità. Attualmente sono numerosi i sacerdoti che desiderano recarsi in terre lontane. Perciò, ormai la fondazione di un seminario per le missioni in una località ben situata è diventata un’inevitabile necessità. Non ci sono certamente mancati i consigli di persone che hanno molta esperienza in questo campo e conoscono bene le cose. La realizzazione di questa santa opera sembra relativamente facile, se affrontata a cuore aperto. Il problema maggiore e più immediato è quello finanziario. Sembra disponibile una casa ben situata con giardino. Ma come acquistarla e arredarla? Comunque, normalmente più santa è l’opera, maggiori sono le difficoltà che si incontrano. È ciò che avverrà anche in questo caso. Essere devoti significa certamente pregare devotamente, ma anche usare devotamente i talenti ricevuti e donare devotamente in base alle proprie possibilità».

CONTINUAMENTE IN VIAGGIO

Nei mesi successivi Arnoldo Janssen è oberato di lavoro. Oltre alla normale attività di redattore del Kleiner Herz-Jesu-Bote e di cappellano delle Orsoline a Kempen, è spesso in viaggio o è occupato notte e giorno dalla corrispondenza. Secondo il suo stile, si dedica al lavoro «con tutto il cuore», usando tutti i suoi mezzi, tutte le sue capacità e tutte le sue relazioni. Al tempo stesso ricerca una casa adatta, le risorse finanziarie necessarie, i collaboratori, e riflette sulla strutturazione interna della Casa missionaria e sulla formazione dei futuri missionari. Visita successivamente, sottoponendosi a lunghi viaggi, i vescovi olandesi, tedeschi e austriaci in cerca di autorizzazioni e consigli e si consiglia anche con altre case e congregazioni missionarie in patria e all’estero (Benedettini a Beuron; Missionari Picpus; Società missionaria di Scheut, Missionari di Mill-Hill a Londra).

OPPOSIZIONI ED ESITAZIONI

Ma l’entusiasmo di Arnoldo Janssen è condiviso da ben poche persone. Tutti concordano sulla bontà dell’idea, ma pochi credono che Arnoldo Janssen sia la persona adatta per realizzarla con successo. Ciò che si pensa e si dice del progetto e del suo autore emerge chiaramente da ciò che avrebbe detto ad Arnoldo Janssen, a Kempen, il cappellano Fugmann: «Sì, fallo; tu sei chiamato a farlo; anzitutto, hai la necessaria caparbietà; in secondo luogo, la necessaria pietà; in terzo luogo, la sufficiente inesperienza». Dopo la visita di Janssen, il vescovo Paredis di Roermond – la cittadina di Steyl si trova in quella diocesi – si sarebbe espresso in questi termini: «È venuto a trovarmi Arnoldo Jansen, rettore delle Orsoline di Kempen. Vuole fondare una Casa per la formazione di missionari. Pensate un po’: non ha assolutamente nulla. O è un pazzo o è un santo». È significativa anche la reazione dell’arcivescovo Melchers di Colonia. Quando Arnoldo Janssen gli «sottopose il suo progetto di fondazione di una Casa per le missioni estere, il prelato lo fissò intensamente e seriamente, poi disse: “Viviamo in un tempo in cui tutto traballa e sembra affondare; ed ecco lei viene e dice di voler cominciare qualcosa di nuovo”, Janssen rispose: “Viviamo in un tempo in cui molte cose vanno in rovina e bisogna rimpiazzarle con cose nuove”».

“Donarsi a Dio, ecco il grande
scopo della nostra vita”.

Alla sera, dopo quella prima visita, il vescovo avrebbe detto alle persone che lo circondavano: «Oggi è venuto da me Arnoldo Janssen. Vuole fondare una Casa per missionari. Vuole convertire i pagani. Qui a Colonia esistono abbastanza pagani da convertire e sono quelli che deve anzitutto convertire». In una lettera Arnoldo Janssen usa espressioni particolarmente forti per descrivere il suo stato d’animo in quei mesi: «Anch’io dovetti affrontare dure lotte, quando avevo l’impressione di dovermi lasciare inchiodare sulla croce. Ad esse si aggiunsero sofferenze fisiche e varie disavventure. Ma allora mi sembrava che avrei peccato contro la santa volontà di Dio se avessi mollato. Perciò, tenni duro, continuai a lavorare a quel progetto e oggi non dubito che il buon Dio voglia quest’opera e ne sia il vero autore, che si degna di usare a tale scopo le nostre povere forze».

ACQUISTO DI UNA CASA A STEYL E
SUA CONSACRAZIONE AL CUORE DI GESÙ

In questo senso Arnoldo Janssen procede con ostinazione. Grazie ad alcune sostanziose offerte riesce ad acquistare a Steyl (Paesi Bassi) una locanda dismessa e semidiroccata, con il terreno annesso. Allora, a causa del Kulturkampf, una fondazione in Germania era assolutamente impensabile. Arnoldo Janssen firma il contratto di acquisto il 16 giugno 1875, una data per lui altamente simbolica. In quel giorno si celebrava solennemente in tutta la Chiesa cattolica il duecentesimo anniversario delle apparizioni del Cuore di Gesù a Maria Alacoque. Molti vescovi e moltissimi fedeli si consacravano insieme alle loro chiese al Cuore di Gesù. Arnoldo Janssen racconta: «Decidemmo di scegliere quel giorno anche come giorno di fondazione della nuova futura Società missionaria... Avevamo deciso di consacrarci comunitariamente in quel giorno, ciascuno personalmente là dove si trovava, al sacro Cuore di Gesù, offrendo la nostra vita per il santo scopo della Casa missionaria. Lo facemmo tutti. Nel pomeriggio di quel giorno mi recai a Steyl presso Venlo per concludere definitivamente l’acquisto, già precedentemente programmato, di quell’edificio per farne una Casa missionaria».

Allora la «comunità» era composta da Arnoldo Janssen e dalle tre persone interessate alla Casa missionaria: il parroco Peter Bill in Lussemburgo; Johann Baptist Anzer, seminarista a Regensburg; Franz Xaver Reichart, seminarista del Voralberg, che studiava a Lovanio, ma che, su consiglio del suo confessore, non partecipò a questa consacrazione...

Ciononostante nel numero di agosto del 1875 di Kleiner Herz-Jesu-Bote Arnoldo Janssen così descrive quel memorabile giorno ai lettori: «La Casa missionaria non dimenticherà mai questa sua origine. Benché già destinata in base al suo unico scopo a lavorare per il compimento delle intenzioni del sacro Cuore di Gesù, questa sua origine la richiama ad esprimerlo ancor più chiaramente attraverso la menzione esplicita del sacro Cuore di Gesù e a scegliere a riprova di tutto questo come suo motto e sua insegna l’espressione: Vivat Cor Jesu in cordibus hominum! Viva il Cuore di Gesù nel cuore degli uomini! Così sia! Amen».

Oltre che a questo fondamento spirituale, Arnoldo Janssen lavora indefessamente anche alla strutturazione della vita interna della «Casa missionaria». Da una lettera dei primi di febbraio del 1875, inviata alla Congregazione di Propaganda Fide, a Roma, nella quale espone il suo progetto di fondazione di una scuola apostolica per futuri missionari – quindi solo alcuni mesi dopo aver deciso di dedicarsi personalmente all’impresa e quando non si è presentata ancora nessuna persona interessata alla cosa – risulta chiaramente che già allora la sua visione oltrepassava di gran lunga le concezioni correnti relative a una «Casa missionaria tedesca». In quella lettera scrive: «Ma io credo che non possiamo rinunciare al fondamento di una congregazione religiosa»; e più avanti: «Desidero perciò che il centro di questo istituto sia possibilmente sempre a Roma». Non avendo ancora in mano nulla di concreto, Arnoldo Janssen si spinge oltre le concezioni allora correnti di un istituto missionario «nazionale ». Egli pensa chiaramente a una congregazione religiosa «internazionale», con solidi collegamenti al di là dell’area linguistica tedesca.

Alla metà del mese di luglio del 1875 Heinrich Erlemann si trasferisce nella locanda semidiroccata di Steyl. Il provetto falegname, il primo «allievo missionario» di Arnoldo Janssen, consacra quelle prime settimane soprattutto alla preparazione e riparazione della casa. Ben presto lo raggiunge Franz X. Reichart. Il 5 agosto 1875 si riuniscono per la prima volta a Steyl Arnoldo Janssen, il parroco Bill e Franz Reichart, dando vita alla prima comunità. Nella riunione si affrontano tre punti: i futuri statuti della Casa; una bozza di lettera da inviare ai vescovi cui non è stato ancora chiesto il consenso; la scelta di un rettore provvisorio. Si fissa l’inaugurazione della Casa per il giorno 8 settembre 1875.

Il 27 agosto Arnoldo Janssen lascia il convento delle Orsoline a Kempen e si trasferisce a Steyl. Insieme a lui vi si trasferisce anche il fratello Juniperus, il cui convento cappuccino è stato soppresso. Negli anni seguenti egli sarà di grande aiuto ad Arnoldo.

L’inaugurazione della Casa
missionaria san Michele a Steyl

’8 settembre si inaugura la Casa con una solenne celebrazione liturgica. Nell’omelia Arnoldo Janssen dice: «Solo Dio sa se da questo inizio scaturirà qualcosa. Anzitutto ringraziamo il datore di ogni bene che ci ha aiutati a giungere a quest’inizio e speriamo che da esso scaturisca qualcosa. La piccolezza dell’inizio non deve scoraggiarci. All’inizio anche l’albero più maestoso è un piccolo seme e il gigante più forte un debole bambino piagnucolante. Sappiamo bene che con le forze che ora possediamo non possiamo realizzare il nostro compito; ma speriamo che il buon Dio ci conceda tutto ciò che è necessario. Perciò, il buon Dio può fare di noi ciò che vuole. Se da questa Casa scaturirà qualcosa, noi vogliamo ringraziare la grazia di Dio e se non scaturirà nulla, vogliamo batterci umilmente il petto e confessare che non eravamo degni della sua grazia. Naturalmente non sarebbe bene che i nostri sforzi fallissero. Chi sa se si tenterebbe una seconda volta! Perciò, a noi tutti qui presenti è rivolto questo invito: Che cosa possiamo fare? Anzitutto, la preghiera: Pregate il padrone della messe. In secondo luogo, l’offerta».

UN POVERO INIZIO

1875
8 settembre:
modesto inizio
con l’apertura
della Casa
missionaria
San Michele a
Steyl.

A distanza di anni, il P. Erlemann descrive l’atmosfera del giorno dell’inaugurazione: «Allora i volti dei presenti, non solo di quelli venuti dall’Olanda, ma soprattutto di quelli venuti dalla Germania, esprimevano inequivocabilmente dubbio ed esitazione: “Che ne sarà di questo bambino?”.L’ho avvertito profondamente, perché gli intervenuti si sono dileguati subito dopo la celebrazione eucaristica in silenzio, senza una parola di felicitazione e incoraggiamento, quasi senza accomiatarsi da quel paio di residenti della misera Roncksches Haus. Sull’intera celebrazione aleggiava un’aria decisamente triste, che sfociava spesso in ogni sorta di domande rivolte al Rettore Janssen e a quel paio di residenti nella Casa. Nessuno voleva avercela con quei signori al punto da dubitare apertamente di un tale inizio. Ma che cosa si poteva vedere allora? Un magro, debole sacerdote come superiore, un giovane falegname con il grembiule blu [Erlemann] e un fratello capuccino scacciato dal suo convento [fratel Juniperus], attorniati da alcuni operai assunti per preparare la festa, un edificio diroccato, con mobili presi a prestito per la festa e tavole con stoviglie pure prese a prestito e con un campo di patate passato al setaccio, perché doveva fornire le patate per il pranzo della festa, e nient’altro. Era questa la “casa missionaria tedesca-olandese” della cui solenne inaugurazione parlavano i giornali».

In seguito, riguardo ai quei primi mesi passati a Steyl, Arnoldo Janssen dice: «Quasi tutti affermavano che da quell’inizio non sarebbe scaturito nulla, anzi che sarebbe stato impossibile che scaturisse qualcosa. Io stesso mi resi ben presto conto che ovunque andavo venivo guardato con grande compassione, come si guarda a una persona affetta da idee stravaganti...».

CRISI E NUOVO INIZIO

Ma a rattristare non era solo ciò che pensava la gente della nuova Casa missionaria. Nei primi mesi del 1876, la stessa vita della Casa fu offuscata, oltre che dalla povertà materiale e dalla mancanza di nuovi arrivi, anche da drammatici scontri in seno alla piccola comunità. Si discuteva sulla finalità generale della Casa missionaria, ma soprattutto sulle concezioni ascetiche, particolarmente rigide, di Arnoldo Janssen in materia di ordinamento della vita comunitaria e sulla sua posizione di superiore. Di conseguenza, alla fine di aprile del 1876, il parroco Bill e lo studente di teologia Reichart lasciano Steyl e, in maggio, Arnoldo Janssen e Johann Baptist Anzer sono costretti per così dire a ripartire da capo, trovandosi d’accordo sulla finalità della Casa e sugli statuti. Negli statuti si legge: «Lo scopo della nostra Società è la diffusione della Parola di Dio sulla terra, soprattutto mediante l’attività evangelica, fra quei popoli non cattolici dove quest’attività appare più proficua; al riguardo, pensiamo in primo luogo ai popoli pagani, soprattutto a quelli dell’Estremo Oriente». E ancora: «Il nome della nostra Casa è Casa missionaria dell’arcangelo san Michele a Steyl», «ma la Società in sé si chiama ...”Società del Verbo Divino al servizio del Re e della Regina degli angeli”... o in breve: “Società del Verbo Divino”, “Societas divini Verbi”».

“Non possiamo piacere a Dio se non
diventiamo piccoli: è il grande insegnamento della
notte del santo Natale”.

Sul regolamento della Casa e della vita in essa tendente verso una comunità religiosa o sullo studio delle scienze nella formazione dei missionari Janssen e Anzer riescono a raggiungere un compromesso. Il 16 giugno 1876, a un anno di distanza dalla loro consacrazione al Cuore di Gesù, Janssen e Anzer emettono una sorta di professione perpetua in base a questi statuti. Gli statuti resteranno in vigore fino al primo capitolo generale della Società (1884-1886), quando saranno redatte le prime costituzioni, poi approvate da Roma. Riguardo alla Casa missionaria l’idea dominante viene così espressa da Arnoldo Janssen nel numero di maggio di Kleiner Herz-Jesu-Bote:

«Forse più d’uno auspicherebbe che si giungesse il prima possibile a un certo numero di persone e a un’espansione all’esterno. Noi non siamo assolutamente di questo parere. Pensiamo che la nostra Casa debba crescere soprattutto nello spirito interiore e nella virtù. Infatti, un missionario che si reca in terre pagane può fare qualcosa di valido solo se è illuminato, pio e santo. Perciò, la nostra Casa deve essere costruita sulla tensione alla perfezione ed è questo fondamento che occorre porre soprattutto e anzitutto. Ci aiuti in questo la Madre della santità e ci mandi persone che vengano qui per perseguire prima di ogni altra cosa la loro santificazione interiore».


Il 2 marzo 1879 Johann B. Anzer e Josef Freinademetz partono come primi missionari di Steyl per la Cina.

È un nuovo inizio, che viene «salvato» in quei mesi dall’arrivo di studenti, studenti di teologia e neo-sacerdoti, fra cui Johannes, quel fratello minore di Arnoldo cui aveva finanziato gli studi. Il 15 agosto Johann Baptist Anzer viene ordinato sacerdote. Già in gennaio si inaugura a Steyl una piccola tipografia e in agosto partono i lavori di una grande nuova costruzione. Nonostante la confusione e le difficoltà dell’inizio, la comunità che cresce e si consolida può celebrare l’8 settembre il primo anniversario dell’inaugurazione della Casa missionaria. Subito dopo Arnoldo Janssen partecipa al Katholikentag a Monaco di Baviera, dove raccomanda «caldamente» la nuova Casa missionaria «all’attenzione e al sostegno dei cattolici». A Monaco di Baviera incontra anche lo studente Johann Baptist Jordan, il futuro fondatore dei Salvatoriani, che per un po’ di tempo sembra interessato a unirsi a Arnoldo Janssen.

Il piccolo seme comincia a germogliare e a essere conosciuto. L’anno dopo giunge in visita a Steyl l’allora vicario apostolico dell’Africa centrale, Daniele Comboni, fondatore dei Missionari Comboniani (Il 5 ottobre 2003 verrà canonizzato insieme ad Arnoldo Janssen e a Josef Freinademetz). Infine, sei mesi dopo, visita la Casa anche il vescovo Paredis di Roermond, nella cui diocesi si trova Steyl.

Nell’agosto del 1878 entra a Steyl il sacerdote diocesano sud-tirolese Josef Freinademetz. Il 2 marzo 1879 viene inviato come primo missionario di Steyl, insieme a Johann B. Anzer, in Cina, anzitutto a Hongkong presso il vescovo Raimondi. Nell’omelia Arnoldo Janssen può affermare con grande sollievo e anche con orgoglio: «Così, in base alla sua destinazione, la Casa missionaria invia i suoi primi missionari. Speriamo che essi siano seguiti da molti altri!... La divina Provvidenza ha disposto che colui che ha partecipato in modo così eminente alla fondazione della Casa ora riceva i suoi due primi missionari».

“I missionari sono ambasciatori dell’amore di
Dio. Essi devono rivelare le grandi opere di Dio
e consolidare il Regno dell’amore di Dio”.

I pilastri della
Casa missionaria di Steyl

SCUOLA E FORMAZIONE

A partire dal febbraio del 1875 Arnoldo Janssen pubblica sul Kleiner Herz-Jesu-Bote una serie di articoli, nei quali presenta l’ordinamento scolastico di una futura Casa missionaria «per la preparazione alla vocazione missionaria all’estero». Nel novembre del 1875 può annunciare ai lettori l’iscrizione dei primi tre studenti di latino. Ben presto ci si rende conto che la scuola è vitale per il futuro della Casa missionaria, poiché non si verifica la sperata «ondata di ingressi» di sacerdoti e studenti di teologia «senza lavoro e senza patria» a causa delle «leggi speciali» del Kulturkampf. Ora il Kleiner Herz-Jesu-Bote e le relazioni stabilite da Arnoldo Janssen nell’ambito dell’Apostolato della preghiera acquistano un valore inestimabile come «strumenti di propaganda». Gli «studenti missionari» che giungono a Steyl sono sempre più numerosi. Nel semestre estivo del 1879 sono già sessanta, nel 1881 un centinaio e nel 1886 oltre duecento. I primi anni della scuola, come pure della Casa missionaria, sono caratterizzati da una grande povertà e da una notevole dose di improvvisazione. Gli insegnanti e gli educatori sono Arnoldo Janssen e i suoi primi confratelli. Ora la sua passata esperienza (anche dolorosa) di insegnante e anche la sua esperienza di studente nella costruzione di una scuola costituiscono un capitale di primaria importanza; infatti, sia la scuola e il ginnasio di Goch sia la scuola pubblica di Bocholt erano ai loro primi passi, quando egli vi entrò rispettivamente come studente e come insegnante. Per far fronte al numero crescente di studenti, bisogna ricorrere sempre più a insegnanti esterni. Solo verso la metà degli anni Ottanta la comunità può contare su un numero sufficiente di forze proprie.


Steyl: La misera casa dell’inizio diventa un’imponente Casa missionaria.

Il grande afflusso di studenti costringe, ancora in piena crisi della piccola comunità all’inizio del 1876, a procedere a una ristrutturazione della Casa missionaria di Steyl e poi ad avviare una nuova grande costruzione. I lavori cominciano in agosto. Come accade abitualmente nella vita di Arnoldo Janssen, anche l’idea di questa ristrutturazione e nuova costruzione suscita dubbi, perplessità e sfiducia nel suo ambiente, ma egli procede confidando nella Provvidenza. Nel marzo del 1876 così si rivolge ai lettori del Kleiner Herz-Jesu-Bote: «E pur non possedendo forse neppure un ventesimo della somma necessaria alla costruzione, osiamo guardare lucidamente in faccia la sua necessità e possibilità e avviarla con coraggio già ora, confidando nell’aiuto del Signore... Non abbiamo forse cominciato confidando in Lui e Colui che ci dona le persone non ci darà anche il danaro che occorre per costruire i locali necessari? E anche se fuori infuria la bufera e molti rischiano di scoraggiarsi, noi non vogliamo lasciarci distogliere da quest’opera. Viviamo in un tempo in cui molte cose vanno in rovina e altre devono sorgere al loro posto e non vogliamo lasciarci distogliere da una paura inopportuna dalla realizzazione di un’opera riconosciuta come buona e necessaria».

TIPOGRAFIA E APOSTOLATO DELLA STAMPA

1876
La tipografia e
l’apostolato della
stampa favoriscono
la conoscenza
della nuova Casa
missionaria.

Nel mese di gennaio del 1876, ancor prima dell’inizio della ristrutturazione della Casa di Steyl e della nuova costruzione, Arnoldo Janssen crea a Steyl una propria tipografia per la stampa del Kleiner Herz-Jesu-Bote. Così annuncia la cosa ai lettori nell’ultima pagina del numero di dicembre del 1975: «Grazie all’aiuto offerto da vari benefattori la Casa missionaria, al cui servizio è questa rivista, può dotarsi di una propria tipografia missionaria. Grazie al loro aiuto ora è possibile far uscire puntualmente la rivista all’inizio del mese, poiché ora casa editrice, redazione, spedizione e tipografia sono nello stesso luogo». Uno dei principali benefattori e, in realtà, il perno attorno al quale ruota l’attività della tipografia, è il compositore Josef Stute, che dirige il reparto composizione fino al 1882.

Sollecitato dall’esterno, Arnoldo Janssen osa avviare la pubblicazione di una nuova rivista. Con il numero di gennaio del 1878 del Kleiner Herz Jesu-Bote viene spedito agli abbonati il primo numero della rivista Stadt Gottes (La città di Dio) e presentato il suo programma. «Chi cerca di diffondere il bene, deve mirare a trasformare i propri simili. E a tale scopo deve servirsi dei mezzi che le condizioni del tempo fanno apparire come i più idonei. Di questo fa parte attualmente la stampa. Le parole passano, mentre lo scritto rimane e può essere letto e riletto sempre di nuovo... Al tempo stesso riconosciamo volentieri che lo stimolo alla pubblicazione di questa rivista non è venuto da noi, ma dal di fuori ed è stato accompagnato da una generosa offerta, soprattutto in vista delle illustrazioni. All’inizio eravamo fermamente decisi a non intraprendere quest’opera». Poi per motivare la nuova impresa aggiunge: «È giustificabile in noi missionari la mancanza di coraggio e di fiducia in Dio? Nel nostro caso non sarebbe doppiamente peccaminoso, dopo tutte le dimostrazioni dell’aiuto divino che abbiamo già ricevuto?».

1878
Stadt Gottes è
tuttora la grande
rivista per le
famiglie dei
Missionari di Steyl
nei paesi di lingua
tedesca.

Già a partire dal 1880 si avvia la stampa e la diffusione del Michaelskalender. Anche questa pubblicazione viene sollecitata dall’esterno, dal signor Kolbe, un convertito di Berlino che contribuisce in modo determinante alle spese delle prime edizioni del calendario. Il Michaelskalender si rivela fin dall’inizio un grande «successo». Racconta P. Nikolaus Blum, il primo successore di Arnoldo Janssen nella carica di superiore generale: «Esso ha contribuito più di ogni altra cosa a diffondere l’idea missionaria e la conoscenza della fondazione missionaria di Steyl nel popolo cattolico, procurandole ogni anno nuovi amici e nuove vocazioni». Il successo delle riviste e pubblicazioni di Steyl era dovuto essenzialmente al metodo della vendita ambulante, sviluppato sistematicamente da Fratel Clemens Lanze a partire dal 1883. Nel 1900, la rivista Stadt Gottes ha una tiratura di 200.000 copie e il Michaelskalender di 700.000 copie. L’apostolato attraverso la stampa contribuisce efficacemente anche alla formazione della coscienza missionaria e alla propaganda a favore delle vocazioni e procura anche i mezzi materiali per la rapida espansione dell’opera missionaria di Arnoldo Janssen.

“L’uomo deve sforzarsi
di conservare uno spirito gioioso
nell’amore di Dio”.

GLI ESERCIZI SPIRITUALI

Accanto alla formazione dei missionari, Arnoldo Janssen non dimentica la passione suscitata e alimentata dal suo impegno nell’Apostolato della preghiera: l’approfondimento e il consolidamento della fede nel popolo cristiano. I primi utenti della nuova costruzione a Steyl non sono i confratelli e gli studenti. Nel Kleiner Herz-Jesu-Bote del settembre del 1877 Arnoldo Janssen scrive di avere preferito «rinviare ancora di alcune settimane l’occupazione della nuova costruzione da parte degli studenti e destinarla anzitutto all’uso più santo che potessimo trovare, cioè agli esercizi spirituali per i connazionali, i quali in Germania sono stati privati già da alcuni anni di questi preziosi esercizi dello spirito». Già in quell’anno partecipano a corsi di esercizi spirituali a Steyl oltre 100 sacerdoti e laici. Nel 1884 saranno oltre 500. A Steyl diventa una tradizione il fatto di riservare ogni nuova parte della costruzione anzitutto agli esercizi spirituali. Così Arnoldo Janssen è anche un grande promotore del movimento degli esercizi spirituali e del rinnovamento dello spirito. Anche le successive fondazioni dei Missionari di Steyl verranno riservate inizialmente agli esercizi spirituali e a corsi di formazione. Il terzo capitolo generale (1898) indica quale prima priorità in Europa «la tenuta di corsi di esercizi spirituali, possibilmente nelle nostre case».

La famiglia religiosa di Steyl

I FRATELLI RELIGIOSI DI STEYL


Operai e fratelli impegnati nella ristrutturazione e nella nuova costruzione di Steyl.

a creazione della tipografia, le ristrutturazioni e costruzioni proseguite ininterrottamente per anni, a partire dall’estate del 1876, nella Casa missionaria di Steyl e nei suoi dintorni, nonché le necessità della vita quotidiana di una comunità in rapidissima crescita costringono all’assunzione di operai esterni. Naturalmente, Arnoldo Janssen conosce, anche a partire da ciò che ha visto in altri ordini e congregazioni religiose, l’esistenza di fratelli religiosi o laici. Inoltre, dall’Africa il vescovo Comboni gli chiede se può mandargli missionari fratelli. Nell’estate del 1875 si annuncia anche un primo candidato.

Così, nel maggio del 1877 Arnoldo Janssen comincia ad accogliere i primi candidati. Non si parla ancora di membri della giovane Società missionaria. Una lettera del novembre 1879, scritta a Anzer e Freinademetz in Cina, illustra molto bene la situazione: «Attualmente abbiamo circa 25 operai. Per la tipografia abbiamo assunto tre ragazzi come apprendisti; lavorano molto bene. Devono entrare nelle file dei postulanti... Per tutti gli operai ho tenuto un corso di esercizi spirituali e nell’ultimo giorno li ho autorizzati a eleggere un capo, un vice-capo e un cassiere e a fissare una punizione (5, 10 e 15 pfennig) per coloro che giungono in ritardo a messa. Adesso tutto funziona a dovere». Fino all’estate del 1880 sono otto gli operai che chiedono di diventare fratelli. Inizialmente seguono la regola del Terz’Ordine di san Domenico. Ma a partire da quell’anno anche le riviste dei Missionari di Steyl cominciano a fare propaganda per i missionari fratelli. In linea con la concezione ecclesiastica del tempo, il loro compito e la loro posizione vengono così descritti: «A fianco dei missionari vi sono fratelli servitori che li aiutano in Europa, e, nella misura in cui può servire al raggiungimento dello scopo, anche nelle terre di missione, e che si legano con i voti». Già nel 1883 partono per la Cina anche i primi due fratelli. Il primo capitolo generale (1884-1886), nel quale si procede all’erezione formale della «Società del Verbo Divino», regola anche la «questione dei fratelli». Da un lato, essi sono membri della Società, emettono i voti come i sacerdoti, ma, dall’altro, non sono rappresentati negli organi direttivi. Questa situazione cambierà solo in seguito al concilio Vaticano II. L’afflusso a Steyl di giovani e uomini di ogni professione che desiderano diventare fratelli supera ogni più rosea previsione. Nel 1909, anno della morte di Arnoldo Janssen, i fratelli professi perpetui della Società del Verbo Divino sono quasi 600, a fronte di 430 sacerdoti.

La rapida crescita della Società, il consolidamento delle sue strutture materiali, la costruzione e attrezzatura delle sue installazioni in Europa e oltreoceano sarebbero assolutamente impensabili senza il generoso impegno e servizio dei fratelli. Fino alla seconda guerra mondiale nella Società del Verbo Divino il numero dei fratelli e dei sacerdoti è stato praticamente lo stesso, con una chiara prevalenza in certi anni dei fratelli. Solo in seguito si è registrato un crescente spostamento verso i sacerdoti. Nel 2002, i fratelli erano 670 e i sacerdoti 3830.

LE SUORE MISSIONARIE DI STEYL E LE SUORE
DELL’ADORAZIONE PERPETUA DI STEYL


Madre Maria, Helena Stollenwerk

Madre Josefa, Hendrina Stenmanns

ià nei primi numeri del Kleiner Herz-Jesu-Bote Arnoldo Janssen parla anche delle suore missionarie. E quando nell’autunno del 1874 annuncia pubblicamente per la prima volta il   suo progetto di fondazione di una Casa missionaria tedesca, la prima a farsi avanti è una donna. Nelle sue riflessioni sul futuro della fondazione affiora ripetutamente anche il tema delle suore missionarie. Ma anche in questo caso, come in tutte le sue decisioni, ciò che veramente importa per Arnoldo Janssen è un «cenno dall’alto». Questo cenno dall’alto sono alcune donne che, a partire dal 1882, chiedono di potersi associare alla sua opera. Una delle prime è Helena Stollenwerk, che ha 28 anni, è figlia di contadini ed erede della fattoria. Nel marzo del 1882 bussa alla porta di Steyl solo per sentirsi dire da Arnoldo Janssen che non può prometterle nulla di definitivo riguardo alla fondazione del ramo femminile, ma che intanto può dare una mano, come seconda domestica delle «Suore della Divina Provvidenza », nella cucina della Casa missionaria di Steyl. (Le Suore della Divina Provvidenza hanno tenuto la cucina e la lavanderia a Steyl dal 1877 al 1888). Queste prospettive irritano fortemente i parenti di Helena e anche i sacerdoti del suo paese. Ma Arnoldo Janssen è irremovibile. Le scrive: «Lei può entrare nella nostra Casa come domestica... gli ulteriori sviluppi vanno lasciati al buon Dio». E al suo parroco scrive: «In questa questione io non posso procedere finché non riconosco chiaramente e distintamente la volontà di Dio. Soprattutto, un tale progetto non può basarsi sulla speranza e attesa di pietre spirituali, ma deve averne già un certo numero per poter partire bene». Anche Helena è irremovibile e il 30 dicembre 1882 si trasferisce definitivamente a Steyl. Nella lettera di benvenuto scritta prima di Natale Arnoldo Janssen la prepara alla sua futura vita di domestica a Steyl, una vita che sarebbe durata sette lunghi anni: «Le auguro di tutto cuore ogni bene per avere finalmente raggiunto il suo scopo. Anche se le difficoltà sono tante, ho sempre pensato che le cose sarebbero finite in questo modo. La raccomando quindi per quanto posso al Figlio di Dio fatto uomo nel giorno della sua santa festa. E poi coraggio! Lei avanza dando la mano al buon Padre celeste, il quale dirigerà ogni cosa secondo la sua santa volontà. Con lei entra come domestica anche la sorella di uno studente. Così siete in tre e potete pregare insieme, lavorare insieme, fare insieme letture spirituali, darvi buon esempio a vicenda...». Nel febbraio del 1884 giunge un’altra domestica, Hendrina Stenmanns.

In base alle attuali concezioni non è certamente facile comprendere la pazienza e la costanza di queste donne, che vogliono diventare suore missionarie e si ritrovano per anni nel ruolo di domestiche in cucina e in lavanderia.

Sono gli anni della vertigionosa crescita della Casa missionaria di Steyl, del consolidamento delle sue strutture da parte del primo capitolo generale (1884-1886), della fondazione di nuove case: a Roma, il Collegio studentesco San Raffaele (1888); in Austria la Casa missionaria San Gabriele (1889) come nuova casa di formazione dei missionari. Nello stesso anno partono i primi missionari di Steyl anche per l’Argentina, che diventa, accanto alla Cina, il secondo «territorio missionario» della Società.

A questi frenetici sviluppi le domestiche della cucina contribuiscono con il loro lavoro e la loro vita spirituale. Nel 1885, al primo capitolo generale si discute anche della «fondazione di una Società femminile per le missioni e l’adorazione perpetua, che viene in linea di principio accettata», ma in un primo tempo succede ben poco. Solo la definitiva partenza delle Suore della Divina Provvidenza induce a prendere una decisione. Così ancora nel luglio del 1887 Arnoldo Janssen scrive a uno dei suoi maggiori consiglieri, il padre lazzarista Medits di Vienna: «Ci avviciniamo sempre più al momento in cui le Suore [della Divina Provvidenza] ci lasceranno e i nostri fratelli possono prendere direttamente in mano la cucina. Ma allora si pone la grande domanda: Che fare delle quattro domestiche? Se si vogliono tenere, bisogna trovare e arredare per loro una casa nelle vicinanze con cucina, ecc. e affidare loro il rammendo della biancheria. Ma allora bisogna assumerne altre, per cui non sembra più possibile rinviare a lungo la formazione di una congregazione femminile. Ma questa prospettiva mi spaventa. Ciò comporta nuove fatiche e preoccupazioni e veramente io non riesco neppure a far fronte a tutti gli attuali impegni».

Quando, nel luglio del 1888, le Suore della Divina Provvidenza lasciano Steyl, le quattro domestiche restano, occupano la loro casa e praticano la vita conventuale. Il loro compito è quello di «rammendare la biancheria della Casa missionaria, soprattutto calze, camicie, ecc., un lavoro che richiede mani diligenti e svelte, per riuscire a tenere dietro ai 400-500 residenti nella Casa».

Un anno dopo la loro comunità è composta da sei membri. Essendosi reso disponibile nelle vicinanze della Casa un convento occupato fino ad allora da cappuccini francesi. Arnoldo Janssen lo affitta e, nel novembre del 1889, scrive alla madre: «Lì abiteranno le nostre sorelle e ora lì fonderemo un convento femminile ». L’8 dicembre 1889 viene fondata la Congregazione Missionaria delle Serve dello Spirito Santo o Suore Missionarie di Steyl.

Per Arnoldo Janssen l’attività missionaria senza il sostegno della preghiera è un’impresa priva di senso. Perciò, fin dalle sue prime riflessioni sul ramo femminile l’adorazione gioca un ruolo centrale e il secondo capitolo generale, nel 1891, autorizza la formazione di un gruppo di «suore di clausura » per la «preghiera perpetua». Dopo una lunga battaglia, l’8 dicembre 1896 si giunge alla fondazione della Congregazione Missionaria delle Serve dello Spirito Santo di Adorazione Perpetua o Suore dell’Adorazione di Steyl. Helena Stollenwerk, che da sempre desiderava andare missionaria in Cina, entra due anni dopo, per desiderio di Arnoldo Janssen, fra le Suore di clausura.


Suore di Steyl alle origini.

Anche le due Congregazioni femminili di Steyl si sviluppano con la stessa rapidità dei Missionari di Steyl. Il 15 gennaio 1909, giorno della morte di Arnoldo Janssen, le Suore a Steyl e nelle varie Case sparse in tutti i continenti, sono, comprese le novizie e le postulanti, oltre 800.

Il «piccolo seme» del povero inizio, di cui aveva parlato Arnoldo Janssen nel 1875, nell’omelia della solenne celebrazione in occasione dell’inaugurazione della Casa missionaria a Steyl, era diventato in trent’anni un «albero imponente». Si era realizzata oltre ogni aspettiva la sua indomita e profonda fiducia: «Il buon Dio ci darà tutto ciò che è necessario».

La Famiglia religiosa di Steyl
oggi

EUROPA AMERICA AFRICA In origine la
Famiglia religiosa
di Steyl aveva una
forte
caratterizzazione
tedesca ed
europea. Oggi
oltre la metà dei
circa 10.000 Padri,
Fratelli e Suore di
Steyl provengono
dai paesi
dell'emisfero
meridionale.
Soprattutto
dall'Asia:
Indonesia,
Filippine, India.
Essi sono diventati
insieme a tutta la
Chiesa una
comunità
internazionale e
multiculturale.
■▲ Austria Anguilla ■▲ Angola
Belgio ■▲ Antigua Benin
Bielorussia ■▲● Argentina ■▲ Botswana
Croazia ■▲ Bolivia Congo
■▲ Czech Republic ■▲● Brasile Etiopia
Francia Canada ■▲ Ghana
■▲● Germania ■▲ Cile Kenia
■▲ Inghilterra Colombia Madagascar
■▲ Irlanda ■▲ Cuba ■▲ Mozambico
■▲ Italia Ecuador ■▲ Sudafrica
Moldavia Giamaica Tanzania
■▲● Paesi Bassi ■▲ Messico ■▲● Togo
■▲● Polonia Montserrat ■▲ Zambia
■▲ Portogallo Nevis-St. Kitts Zimbabwe
■▲ Romania Nicaragua    
■▲ Russia Panama ASIA
Serbia ■▲ Paraguay ■▲ Cina
■▲ Slovacchia ■▲● Stati Uniti ■▲ Corea
■▲ Spagna     ■▲● Filippine
■▲ Swizzera OCEANIA ■▲ Giapone
■▲ Ucraina ■▲ Australia ■▲● India
Ungaria Nuova Zelanda ■▲● Indonesia
    ■▲ Papua Nuova Guinea ■▲ Taiwan  
        Thailand SVD
        ■▲ Timor Loro Sae SSpS
        ■▲ Vietnam SSpS

DIFFUSIONE DELLA FAMIGLIA RELIGIOSA DI
STEYL FINO ALLA MORTE DI ARNOLDO
JANSSEN

Gli anni dopo la fondazione delle Suore dell’Adorazione di Steyl nel 1896 fino alla sua morte avvenuta a 72 anni, il 15 gennaio 1909, vedono Arnoldo Janssen occupato soprattutto dal consolidamento materiale e spirituale della Famiglia religiosa di Steyl, che si espande rapidamente nel mondo. Nel gennaio del 1900 i Missionari di Steyl vengono definitivamente riconosciuti dalla Chiesa.

Nella formazione dei «suoi» missionari, precorrendo in parte il suo tempo, Arnoldo Janssen annette molta importanza allo studio dei popoli e delle culture cui sono inviati. Perciò, i Missionari di Steyl acquistano ben presto fama mondiale nel campo dell’etnologia e dell’antropologia. Il P. Wilhelm Schmidt pubblica, a partire dal 1906, l’importante rivista antropologica Anthropos, che continua tuttora. Fin dall’inizio l’apertura ai valori delle altre culture e degli altri popoli fa parte integrante dell’autocoscienza della Famiglia religiosa di Steyl.

La prima grande «espansione» nel 1888-1889, con la Casa di Roma e la Casa missionaria San Gabriele nella Monarchia austro-ungarica, è seguita in Europa dalle Case di Heiligkreuz in Neiße/Slesia (1892), St. Wendel/Saarland (1898), St Rupert/Bishofshofen a Salisburgo (1904). Il primo modesto inizio in Cina nel 1879, con Josef Freinademetz e Johann B. Anzer, è seguito dall’accettazione di «territori missionari» in Argentina (1889), Togo (1892) e, successivamente, Ecuador, Brasile, Nuova Guinea, Stati Uniti, Cile, Giappone e Filippine.

Gli ultimi anni di vita di sant’Arnoldo sono segnati anche da una grave forma di diabete. Perciò, egli si ritira progressivamente dalla direzione della sua opera. Nel 1904 scrive a un confratello in Cile: «Chi dà ciò che ha, è degno di vivere». È ciò che sant’Arnoldo ha sempre fatto, lasciando in questa semplice frase una sfida decisiva al nostro attuale senso della vita e atteggiamento di fronte alla vita. Egli ha basato tutto su quell’unico solido fondamento: «Non io, ma il Signore».

Nel 1902, il P. Nikolaus Blum svd, successore di Arnoldo Janssen come superiore generale, scriveva nel suo diario: «E’ strano. In altre congregazioni si trovano persone sante all’inizio. Da noi non ve n’è traccia. Forse gli inizi delle altre congregazioni vengono eccessivamente abbelliti nelle pubblicazioni. Sia come sia, nel nostro caso - e sono passati ormai 27 anni - non si è registrato ancora alcun segno di santità». In occasione del 5 ottobre 2003 Arnoldo Janssen e il suo successore potranno certamente e opportunamente parlare di questo in cielo

ARNOLDO JANSSEN,
UN SANTO PER IL NOSTRO TEMPO

I santi «indicano» la presenza di Dio nella nostra vita, spesso in un modo sorprendente, non chiesto e scomodo.

  • La vita e l’opera di sant’Arnoldo indicano anzitutto l’importanza fondamentale della preghiera come continua ricerca della volontà di Dio e al tempo stesso come orante fiducia nella sua amorosa assistenza. Egli ha vissuto il comandamento di Gesù: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia; e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6,33).
  • La sua intensa «ricerca di Dio» ha allargato il suo sguardo sui «segni del (suo) tempo», consentendogli di individuare rapidamente le possibilità che essi offrivano e attendere con ostinazione il momento giusto per la decisione.
  • La figura (poco appariscente) e la personalità (un po’ spigolosa) di sant’Arnoldo dimostrano ancora una volta che Dio ama chiamare a collaborare nel suo Regno persone apparentemente deboli e prive di importanza, per fare cose che «smuovono il mondo».
  • Come uomo di preghiera, Arnoldo Janssen divenne un «apostolo itinerante» e, come fondatore di una Famiglia religiosa, un uomo della «Chiesa universale». Il concilio Vaticano II afferma: «La chiesa peregrinante per sua natura è missionaria, in quanto essa trae origine dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo, secondo il disegno di Dio Padre» (Ad gentes, 2; EV 1/1090). Con la sua intensa relazione con il Dio trinitario, sant’Arnoldo è fondamentalmente un pioniere di questa concezione della chiesa.

La Società del Verbo Divino
(Missionari Verbiti)
oggi

In fedeltà creativa a sant’Arnoldo, in base alle Regole religiose del 1983 e agli Statuti dell’ultimo Capitolo generale, i Missionari di Steyl (Missionari Verbiti) affermano e perseguono quanto segue:

La nostra vocazione

In base alla parola di Gesù Cristo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20,21) siamo pronti a lasciare la nostra patria, la nostra lingua e la nostra cultura, e ad andare ovunque la chiesa ci mandi. Questa disponibilità è il segno distintivo essenziale della nostra vocazione missionaria.

La nostra comunità

Siamo una comunità religiosa cattolica formata di laici e chierici e viviamo in comunità internazionali e multiculturali. Così rendiamo testimonianza alla chiesa sparsa nel mondo e alla vita come fratelli e sorelle. Ci vincoliamo a questa comunità missionaria mediante i voti (povertà, castità, obbedienza).

La nostra missione

Lavoriamo soprattutto là dove il vangelo non è stato, o è stato insufficientemente, proclamato e dove la chiesa locale non è in grado di vivere con le proprie forze. Al riguardo l’esempio di Gesù determina il modo in cui viviamo la nostra missione. Aperti e rispettosi nei riguardi delle tradizioni religiose e culturali dei popoli, cerchiamo il dialogo con tutti e portiamo a tutti la buona novella dell’amore di Dio. Il nostro compito è quello di entrare in dialogo con le persone che:

  • non appartengono ad alcuna comunità di fede e sono alla ricerca della fede;
  • sono povere, emarginate e oppresse;
  • appartengono a culture diverse e
  • a tradizioni religiose non cristiane e a ideologie secolari.

Le Suore Missionarie Serve dello Spirito Santo
oggi

Lo Spirito Santo, che ha acceso il fuoco missionario nel cuore delle nostre prime sorelle ci chiama ad andare incontro alla realtà del nostro mondo globalizzato come una comunità di discepole di Gesù.

La nostra vocazione

Gesù ci ha chiamate a stare con lui e a lasciarci inviare da lui (cf. Mc 3,14). Il nostro compito prioritario è il servizio alla proclamazione della buona novella. Siamo disposte a lasciarci impiegare nella missione della chiesa a livello mondiale, anche quando questo esige la rinuncia alla lingua materna, alla patria e al nostro ambiente culturale.

La nostra comunità

Apparteniamo a una comunità religiosa cattolica e viviamo i nostri voti (castità nubile, povertà evangelica e obbedienza apostolica) in comunità multiculturali, internazionali, che sono segno della presenza di Dio nel nostro mondo.

La nostra missione

Ci impegniamo apertamente nelle situazioni e necessità del nostro tempo soprattutto là dove possiamo essere utili come donne e dove il vangelo non è stato ancora, o è stato insufficientemente, proclamato e dove la chiesa locale ha bisogno di aiuto. La missione è l’opera dello Spirito Santo. Ci lasciamo guidare da lui. Rispettiamo tutte le convinzioni religiose e le tradizioni dei popoli. Attestiamo il vangelo dell’amore di Dio con la nostra vita. Ci impegniamo per:

  • le persone che cercano Dio e il senso della loro vita;
  • le donne e i bambini in situazioni di necessità;
  • i poveri;
  • i malati di HIV-AIDS;
  • la preservazione della natura e del creato.

Siamo in cammino nel mondo con migliaia di donne e uomini che si identificano con noi e vivono missionariamente come battezzati la loro vita quotidiana.

Le Suore Serve dello Spirito Santo dell’Adorazione Perpetua
oggi

Come terza fondazione della Famiglia religiosa di Steyl lo Spirito Santo ha suscitato, nel 1896, con madre Michaele, la Congregazione Missionaria delle Serve dello Spirito Santo di Adorazione Perpetua, dette brevemente le Suore dell’Adorazione di Steyl.

La nostra vocazione

Mediante il suo Spirito Dio ci ha chiamate alla vita contemplativa e al servizio dell’adorazione perpetua, per essere così presenti nell’attività missionaria della chiesa e sostenere la proclamazione della fede e la santificazione dei sacerdoti.

La nostra comunità

In base al «chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5), ci consideriamo una comunità di suore, riunite dallo Spirito Santo, in unione vivente con Cristo, unite nel Padre. Attraverso i voti di castità, povertà e obbedienza ci uniamo a tutti i membri della nostra congregazione nella nostra madre, la santa Chiesa cattolica.

La nostra missione

Affinché tutti «abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10), ci impegniamo in spirito missionario, nell’adorazione, nella lode di Dio Trinità, nella preghiera di intercessione e con tutta la nostra vita al servizio della salvezza delle persone. Secondo il desiderio espresso da sant’Arnoldo, le nostre preghiere di intercessione vengono offerte giorno e notte soprattutto per i Missionari del Verbo Divino e per le Suore missionarie.

Sappiamo che la nostra vita contemplativa è tanto più fruttuosa per la chiesa e per il mondo quanto più è inserita nell’amore e nel dono di sé del Signore eucaristico. Realizziamo il nostro impegno missionario nella nostra vita contemplativa nella clausura anche negli ambienti in cui la chiesa non è ancora pienamente presente, per collaborare attivamente alla sua edificazione e al suo sviluppo.

INFORMAZIONI

Ulteriori informazioni sui Missionari Verbiti e sulle Suore, sulle singole case si possono trovare su Internet

 

Pubblicato da: Societas Verbi Divini – Società del Verbo Divino (Missionari Verbiti– Roma)

Autore: Stefan Ueblackner SVD

Tradotto da: Prof. Romeo Fabbri

Foto: SVD

Grafica: Brigitte Rosenberg (Vienna)

Impaginazione: WMP, A-2340 Moedling

Stampato da: GESP, Città di Castello (PG), Italia

Bibliografia

Le citazioni sono tratte dalle opere ufficiali sulla vita di sant’Arnoldo Janssen (Citazioni in ortografia antica):

  • Josef Alt SVD, Arnold Janssen. Lebensweg und Lebenswerk des Steyler Ordensgründers, Steyler Verlag 1999
  • Fritz Bornemann SVD, Arnold Janssen. Der Gründer des Steyler Missionswerkes, Steyler Verlag 31992.
  • Fritz Bornemann SVD (a cura di), Erinnerungen an Arnold Janssen, Steyler Verlag 1974

I missionari sono ambasciatori dell’amore di Dio