Missionari del Verbo Divino


Nuovo Consiglio Generale SVD


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Assunzione dell’Incarico
del Nuovo Consiglio Generale SVD

01 Ottobre 2006
Festa di Sta. Teresa di Gesù Bambino
Patrona delle Missioni

Antonio Pernia, svd
Superiore Generale

Fotografie: Sebastian Mattappallil, svd
Niels B. Johansen, svd

  • Orazioni – dalla Messa Propria di Sta. Teresa di Gesù Bambino
  • Letture – dalla Messa Per L’Evangelizzazione dei Popoli
    (Is 60:1-6 / Rom 10:9-18 / Lc 24:44-53)

A. Introduzione alla Messa:

Prima di tutto, un caloroso benvenuto a tutti voi – in modo particolare, ai nostri ospiti – a questa celebrazione eucaristica in cui il nuovo consiglio generale della Società del Verbo Divino inizierà il suo mandato.

Nonostante che il Ordo dice “nihil fit”, vogliamo oggi celebrare la festa della patrona delle missioni, Sta. Teresa di Gesù Bambino. Come sappiamo tutti noi, questa fragile monaca Carmelitana visse solo 24 anni di vita. Ma tutta quella breve vita fu vissuta completamente a favore della missione della chiesa. È per questo che Sta. Teresa è oggi patrona delle missioni.

L’esempio della Santa di oggi ci mostra che la missione non è solo un lavoro che facciamo ma una vita che viviamo. La missione è una cosa da vivere, e non solo da fare. Così dice anche il tema del nostro ultimo capitolo generale, “Vivere il dialogo profetico”. L’ultimo capitolo generale è perciò un invito a tutti noi a vivere pienamente la nostra missione.

Preghiamo oggi per il nuovo consiglio generale, affinché sotto la guida dello Spirito Santo e attraverso l’intercessione di Sta. Teresa di Gesù Bambino possano guidare la nostra Società in questi sei prossimi anni a “vivere il dialogo profetico”.

Per farci degni di incontrare Gesù Cristo, risorto dai morti e presente tra di noi, riconosciamo i nostri peccati e chiediamo il perdono e la misericordia di Dio.


B. Omelia:

Sta. Teresa di Gesù Bambino
Missione e Contemplazione

Cari fratelli e sorelle,

“Sento la chiamata d’essere un’apostolo. Vorrei viaggiare in tutto il mondo, facendo conoscere il tuo nome e impiantando la tua croce nella terra dei non-credenti. Ma non mi basterebbe una sola missione in particolare. Vorrei predicare il Vangelo simultaneamente nei cinque continenti e nelle isole più remote. Però neanche quello mi basta. Vorrei essere una missionaria, non solo per alcuni anni ma dal principio della creazione fino alla fine dei tempi”.

Queste parole sono dalla santa la cui festa celebriamo oggi – Sta. Teresa di Gesù Bambino. Come sappiamo noi tutti, il 14 di dicembre 1927, Sta. Teresa di Gesù Bambino e San Francesco Saverio furono dichiarati da Papa Pio XI patroni del lavoro missionario della Chiesa. La scelta di San Francesco Saverio è abbastanza ovvia. Il suo instancabile lavoro missionario in India, Giappone, le isole Moluccas e il suo sogno per Cina lo fanno uno dei più grandi missionari nella storia della chiesa. Non così ovvia è la scelta di Sta. Teresa di Gesù Bambino. Una monaca carmelitana dalla giovane età di quindici anni, lei visse una vita nascosta di preghiera e contemplazione e mai ha lasciato il monasterio in Lisieux. Ma questa monaca fragile aveva un desiderio ardente di essere una missionaria e un interesse profondo per il lavoro di evangelizzazione della chiesa. “Siccome non potevo essere una missionaria attiva”, scrisse una volta, “volevo essere una missionaria d’amore e di penitenza”.

Il Papa Giovanni Paolo II, nel suo discorso del 19 di ottobre 1997, proclamando Sta. Teresa dottore della chiesa, disse:

“Sta. Teresa ... desiderava ardentemente essere una missionaria. Lo era, fino al punto che poteva essere dichiarata patrona delle missioni. Gesù stesso le mostrò come lei poteva vivere questa vocazione: praticando pienamente il comandamento d’amore, lei sarebbe immersa nel cuore stesso della missione della chiesa, appoggiando coloro che proclamano il Vangelo con il potere misterioso della preghiera e della comunione.”

Perciò, si può dire che i due patroni delle missioni sottolineano le due dimensioni essenziali del lavoro missionario della chiesa – cioè, la dimensione dell’azione e lavoro (rappresentata da San Francesco Saverio), e la dimensione della preghiera e contemplazione (simbolizzata da Sta. Teresa di Gesù Bambino). Così, mentre la missione comporta necessariamente una serie di attività, essa è allo stesso tempo un’impresa profondamente contemplativa. Infatti, il lavoro missionario e la preghiera contemplativa si implicano a vicenda.

Da una parte, la missione implica la contemplazione. È così specialmente se intendiamo la missione in una visione Trinitaria. Se l’origine della missione è il Dio Trinitario, allora la nostra partecipazione nella missione è un’incontro con un mistero – il mistero del Dio Trino che invita tutta l’umanità a condividere la sua vita e gloria, il mistero del disegno salvifico di Dio per questo mondo, il mistero della presenza e azione di Cristo e dello Spirito nel mondo. Così, il primo atto nella missione dev’essere il cercare, discernere e rafforzare la presenza di Cristo e l’azione dello Spirito nel mondo. Ma sarà impossibile discernere senza un’atteggiamento contemplativo nella missione. Infatti, se la nostra chiamata missionaria è quella di collaborare con la missione del Dio Trino, allora la prima necessità nella missione è quella di sintonizzarci con Dio, cercare la sua volontà, e agire per realizzare il suo disegno per il nostro mondo. Ma sarà impossibile sintonizzarci con Dio senza la contemplazione. Perche contemplare significa precisamente entrare nel mondo di Dio e imparare a guardare il mondo come Dio lo vede.

Dall’altra parte, la contemplazione implica la missione. Si dice che la contemplazione comporta non solo un “momento ascendente” di preghiera, meditazione, adorazione, ma anche un “momento discendente” di guardare il mondo con gli occhi di Dio. E solo dalla perspettiva del mondo più grande di Dio possiamo vedere quanto il mondo ha bisogno di redenzione, liberazione e salvezza. Solo dalla perspettiva del mondo più grande di Dio possiamo vedere quanto soffre il mondo, quante sono le persone che hanno fame, quanto spesso i bambini muoiono prima del loro tempo. Solo da questa perspettiva possiamo vedere quanto il mondo ha bisogno della missione. Infatti, senza questo “momento discendente”, la contemplazione sembrerebbe una fuga dalla realtà umana e dal mondo concreto. Solo una contemplazione che conduce alla missione è una contemplazione che raggiunge la sua vera meta. E solo un tale silenzio può parlare una parola di speranza al nostro mondo. Perche solo un silenzio che abbraccia i dolori e le paure dei silenziati e le speranze e aspirazioni dei senza voce può parlare una parola di speranza al nostro mondo d’oggi.

Quanto diverso sarebbe il nostro mondo se la gente imparasse a vedere il mondo con gli occhi di Dio. Sotto lo sguardo degli occhi di Dio, i nemici diventerebbero amici, le mura che separano diventerebbero porte aperte, gli stranieri diventerebbero fratelli e sorelle, i confini diventerebbero ponti, la diversità condurrebbe non ai conflitti ma all’unità. Davvero, solo se la gente impara a vedere il mondo con gli occhi di Dio avrà frutto la nostra missione.

Alla fine però si deve dire che il imparare a vedere il mondo con gli occhi di Dio richiede la nostra unione con Gesù stesso. Sta. Teresa, scrivendo sulla sua esperienza mistica quando ricevette la prima comunione, dice: “Sapevo che ero amata (...). Non si trattava di apparenze; qualcosa si era persa, e non c’erano più i due di noi – Teresa era scomparsa, come una goccia persa nell’oceano; solo Gesù era rimasto, mio Signore, mio Re.” Questa dichiarazione di Sta. Teresa fa eco di ciò che San Paolo, il più grande dei missionari, dice nella sua lettera ai Galati: “Sono stato crocifisso con Cristo e non più io che vivo, ma Cristo vive in me.” (Gal 2:20). Alla fine, si dovrebbe dire, che la prima conversione che deve accadere nella missione è quella del missionario stesso. Come dice San Giuseppe Freinademetz: “Il più grande compito del missionario è la trasformazione del suo essere interiore.”

Cari fratelli e sorelle, è molto significativo che il nuovo consiglio generale comincia il suo mandato oggi, la festa di Sta. Teresa di Gesù Bambino. Perche in parte il mandato che abbiamo ricevuto dal capitolo generale che ci ha eletto è il “Vivere il Dialogo Profetico” – cioè, il mandato di promuovere che noi viviamo la nostra missione, o il mandato di promuovere la consapevolezza che la missione non è solo un lavoro che facciamo ma una vita che viviamo. Questo è ciò che Sta. Teresa ci ha mostrato. Ed è per questo che lei è patrona delle missioni. Che Sta. Teresa ci aiuti a compiere questo mandato. Che la beata Maria Elena e i nostri beati Martiri intercedano per noi. Che i Santi Arnoldo e Giuseppe ci guidino nel nostro compito come il consiglio generale della Società del Verbo Divino.


C. Ringraziamento dopo la cerimonia dell’installazione:

Prima di concludere questa celebrazione, vorrei rivolgere una parola di ringraziamento a tutti i membri del consiglio generale per la loro generosità nel accettare questo compito e questa responsabilità nella nostra congregazione.

Sappiamo che noi non siamo soli. Poniamo la nostra fiducia soprattutto nella grazia e aiuto di Dio, e nelle preghiere e appoggio di tutta la nostra famiglia religiosa.

Speriamo di poter servire al nostra congregazione seconda la volontà di Dio, la visione del Fondatore, e le necessità dei confratelli.

E ancora un’altra parola di profondo ringraziamento ai membri uscenti – P. Herbert Scholz, Michael McGuinness e Leo Kleden. Nel nome di tutti i nostri confratelli, grazie di cuore per tutti gli anni di servizio alla nostra congregazione. Che la benedizione del Signore sia sempre con voi nel vostro nuovo ministero e servizio nella congregazione.