Missionari del Verbo Divino


Nuovo Consiglio Generale SVD
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Assunzione dell’Incarico del Nuovo Consiglio Generale SVD

29 Settembre 2012 - Ss. Michele, Gabriele e Raffaele arcangeli.

Un Nuovo Capitolo nella nostra Storia

(L’omelia del superior generale uscente durante la celebrazione eucaristica il 29 settembre 2012, festa dei Santi Arcangeli, durante la quale hanno assunto l’incarico il nuovo Superiore Generale e il Consiglio Generale)

Sant’Arnoldo Janssen, il nostro fondatore, aveva una grande devozione ai santi Arcangeli, la cui festa celebriamo oggi. Così, ha scelti i Santi Michele, Gabriele e Raffaele come patroni speciali della nostra congregazione. Così anche, ha dedicato ad ognuno di loro le tre prime case della congregazione in Europa – San Michele in Steyl (1875), San Raffaele in Roma (1888) e San Gabriele in Vienna (1889). La devozione del P. Arnoldo ai santi arcangeli era sempre, come da aspettare dal fondatore, sotto la perspectiva della missione. Così, nelle invocazioni ai nostri patroni, si prega: “Santi Michele, Gabriele e Raffaele, promovete il Regno di Dio in terra”.

La conessione dei santi arcangeli con la missione si vede ancora più chiaramente nella parola “angeli”. Come sappiamo, “eu anggelion” è la parola Greca per la “buona novella”. Da qui, abbiamo la parola “ev-angelo” o, sbagliando intenzionalmente l’accento, “ev-àngelo”. Da qui, abbiamo anche la parola “ev-angeli-zzare” e “ev-angeli-zzazione” o, in altre parole, “missione”. Quindi, gli angeli sono fondamentalmente “messaggeri” di Dio, “portatori di una buona novella o della buona novella”. Sono “ev-angeli-zzatori” o, in altre parole, “missionari”. Il fondatore, dunque, aveva una buona intuizione. Non aveva potuto scegliere migliori patroni della sua congregazione missionaria che i santi arcangeli.

Oggi, sotto la protezione dei santi arcangeli, di questi “missionari” per excellenza, voltiamo pagina nella storia della nostra congregazione missionaria. Anzi, oggi stiamo voltando tutto un nuovo capitolo nella nostra storia. Termina, per così dire, il decimo e comincia l’undicesimo capitolo della Congregazione del Verbo Divino. Oggi, assume il suo incarico il P. Heinz Kulueke come l’undicesimo superiore generale della congregazione e il decimo successore del fondatore, Sant’Arnoldo Janssen. Insieme a lui, comincia il loro servizio anche un nuovo consiglio generale – P. Robert Kisala, vice-generale, P. Gregory Pinto, ammonitore generale, e il Fratello Guy Mazola e i PP. Arlindo Dias, Paulus Budi Kleden e Jose Antunes da Silva, consiglieri generali.

Al P. Heinz e ai suoi consiglieri, il 17. Capitolo Generale, rappresentando tutta la congregazione, ha affidato l’animazione, la direzione e la guida della Congregazione del Verbo Divino. Oggi, si uniscono con noi qui a Roma tutti i confratelli sparsi in tutto il mondo nel accogliere P. Generale e i suoi consiglieri e nel promettere loro la nostra piena collaborazione e il nostro sincero appoggio con le nostre preghiere.

A questo punto permettetemi di condividere con il nuovo superiore generale e il suo consiglio tre pensieri suggeriti dai tre santi di oggi.

Primo pensiero. Dodici anni fa, alla mia elezione a superiore generale, la mia prima reazione era di avere molta paura, specialmente perché era la prima volta che la congregazione aveva un superiore generale proveniente non dall’occidente ma dall’oriente. Perciò sono andato dai miei predecessori – c’erano tre in quel tempo – per chiedere qualche consiglio su come essere un superiore generale. Tutti e tre mi hanno detto: “Non avere paura; il Signore è con te”. Forse anche voi, cari P. Generale e consiglieri, avete o avete avuto simili sentimenti di paura, esitazione, timore alla vostra elezione. Ma bisogna credere che è stato Dio che vi ha scelti attraverso il capitolo generale. E, soprattutto, bisogna credere che Lui che vi ha dato il peso dell’officio vi darà anche la grazia dell’officio. “Non avete paura; il Signore è con voi”. Un pensiero che viene da San Gabriele, che, nel vangelo di Luca, ha pronunciato le stesse parole a Maria (Lc 1:26-38).

Secondo persiero. Spesso si pensa che il superiore generale è la persona più potente nella congregazione. Qualche volta si dice che ogni desiderio del superiore generale è un’ordine per i confratelli. Tuttavia, ci saranno momenti quando il superiore generale si sentirà impotente – davanti a un confratello che rifiuta una nomina, un altro confratello che resiste un trasferimento, un piano che non si può realizzare, una visione che è difficile da concretizzare, una decisione che finisce nel vuoto. Nel mio caso, all’inizio, odiavo questi momenti e cercavo di evitarli a tutti costi. Pero piano piano ho imparato ad accettare questi momenti, quasi voluntariamente. Perchè mi facevano rendermi conto che la potenza non è mia ma di Dio. Erano momenti che mi costringevano di inginocchiarmi davanti a Dio e di pregare intensamente – momenti in cui mi rendevo conto che senza lo Spirito di Dio, c’è solo impotenza e incapacità. “La potenza è di Dio”. Un pensiero che viene da San Michele, che, nel libro dell’Apocalisse, come abbiamo sentito nella prima lettura, ha battuto, con la potenza di Dio, il drago e i suoi angeli (Ap 12:7).

Terzo pensiero. Alla mia elezione dodici anni fa, un confratello maggiore mi ha mandato le sue congratulazioni. E mi ha augurato dicendo: “Spero che sarai più che una stella cadente una stella polare”. Suona meglio in Inglese: “I hope that you will be a guiding star more than a shooting star”. Una stella che guida, più che una stella che fulmina. Una stella illuminante, più che una stella brillante. In realtà, penso che ci sia bisogno di congiugare questi due modi di leadership – cioè, il leadership che tira avanti dal di fronte i membri e un leadership che spinge dal di dietro la congregazione. Un leadership che mostra una visione alla congregazione e un leadership che accompagna i membri nel loro cammino. E, soprattutto, un leadership che assicura che nessuno sia lasciato al lato e che tutti camminino insieme alla stessa direzione. “Una stella polare più che una stella cadente”. Un pensiero che viene da San Raffaele, che, nel libro di Tobia, figura come compagno di cammino del giovane Tobia (Tob 3:17).

Cari confratelli, oggi, stiamo rinnovando il “leadership” della nostra congregazione. Ma il rinnovamento in cima sarà solo così – cambiamenti nella cima, superficiali, cambiamenti nelle superfici – se non è accompagnato da un rinnovamento più in fondo. Il cambiamento dei superiori deve essere accompagnato dal cambiamento anche nei membri della congregazione. Solo così si raggiunge un profondo rinnovamento di tutta la congregazione.

La direzione di questo rinnovamento e gli orientamenti di questo cambiamento sono stati segnalati per noi dall’ultimo capitolo generale – e cioè, un serio rinnovamento della nostra partecipazione alla missione di Dio attraverso un maggior impegno per la promozione della nostra vita e missione interculturali. Come sappiamo, l’interculturalità era il tema principale dell’ ultimo capitolo generale. E, infatti, il capitolo ci ha dato l’opportunità di discernere differenti itinerari per la testimonianza del Verbo Divino in un mondo che tende ad essere più multiculturale, e così di rinnovare la nostra identità come una congregazione missionaria interculturale, composta da fratelli da diverse nazioni e lingue.

Il capitolo generale, quindi, era un’opportunità di impegnarci all’interculturalità come nostra vita e missione. E questo impegno trova espressione concreta nel documento del capitolo che contiene gli orientamenti per la nostra congregazione per il prossimo sessenio. Il documento dice che questi orientamenti “dovranno essere realizzate dal Generalato, dalle Zone, Provincie/Regioni/Missioni, dalle comunità locali e da ogni confratello”. Quindi si spera un rinnovamento di tutta la congregazione, non solo in cima ma anche in fondo, non solo dei superiori ma anche dei membri. Oggi è un giorno propizio per impegnarci a questo rinnovamento voluto dall’ultimo capitolo generale.

Cari fratelli e sorelle, durante i giorni scorsi delle riunioni di transizione dal vecchio al nuovo consiglio generale, abbiamo potuto costatare quanto Dio ha benedetto la nostra congregazione. Certo, ci sono anche i problemi e le ombre, ma il quadro generale che è emerso è che siamo una congregazione veramente benedetta dal Signore. Già durante il capitolo generale, si aveva la stessa impressione. Oggi, l’assunzione del nuovo superiore generale e il suo consiglio è ancora un altro segno della benedizione di Dio. Perciò invito a tutti voi a ringraziare Dio, durante questa celebrazione eucaristica, per i suoi innumerevoli benedizioni sulla nostra congregazione.

E grazie anche al P. Generale e ai membri del nuovo consiglio generale per aver accettato la chiamata di un servizio speciale alla congregazione. Auguriamo loro un servizio fruttuoso e soddisfacente. E infine, grazie mille anche a coloro che stanno terminando il loro servizio molto generoso nel generalato – P. Konrad Keler, Fra Alfonso Berger, e P. Estanislau Chindecasse. Grazie, cari confratelli, e vi auguriamo tutte le benedizioni del Signore per la vostra prossima missione.

Concludo con le parole del Santo Giuseppe Freinademetz quando fu nominato superiore provinciale in Cina:

Chiamato, come spero, dalla volontà di Dio a questo officio, vorrei fare niente altro finche rimango in questo incarico che cercare di essere fedele solo alla volontà di Dio. La formula paolina, “omnia omnibus factus” – mi sono fatto tutto a tutti – sarà l’ideale che desidero ottenere e a cui cercherò di raggiungere.

E così sia.

Antonio M. Pernia, SVD