Missionary Verbiti


Informazioni & Notizie


Back to
Info&Noticias
Area de Miembros
Mapa del Sitio
Principio
Nochebuena 2020, P. Paulus Budi Kledin, SVD

Omelia per il Natale 2021
da Padre Budi Kleden

Natale! Il Signore è nato come un bambino, l’Altissimo è diventato piccolo per essere con noi, il Purissimo è entrato nel mondo dei peccatori. Quanti paradossi scopriamo nel Natale! Sì, il Natale ci rivela i paradossi che sperimentiamo nella nostra fede. Riflettendo sulle letture di oggi, vorrei sottolineare tre di questi paradossi.

Il primo è: luce e tenebre. La prima lettura comincia con le parole: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce, su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse.” La nascita del Signore splende come una luce per illuminare il nostro cammino personale e comunitario, il cammino della nostra comunità, della Congregazione, della Chiesa e di tutta la famiglia umana. È davvero una grande luce quando il giogo è spezzato, il giogo delle nostre debolezze personali, della sofferenza di tante persone causata dall’arroganza e insensibilità degli altri, il giogo provocato da una crisi mondiale come quella che viviamo negli ultimi due anni. Una luce veramente rifulge nel buio del nostro cammino quando un fardello è tolto dalle nostre spalle, il fardello delle nostre mancanze del passato, della inaspetatto pressione della nostra responsabilità, il peso degli scandali nella Chiesa. Ma il Natale ci insegna anche che questa luce non abolisce totalmente le tenebre. La presenza del Signore non fa sparire le situazioni tenebrose dalla nostra vita. Al contrario, questa luce svela i luoghi oscuri sul nostro camino. L’angelo proclama che il Signore è con noi, che questo bambino è l’Emmanuele, Dio cammina con noi. Ma quante volte ci troviamo in una situazione in cui chiediamo: dove è Dio? e ci sentiamo abbandonati dal Signore. Il Natale ci fa capire che Dio c’è e continuamente ci dice: Eccomi con voi. Ma quante volte lo cerchiamo senza riuscire a vedere il suo volto e sentire la sua voce.
È il santo paradosso di Dio e per viverlo bene dobbiamo essere umili. La nostra fede non ci garantisce che tutto sia sempre chiaro e nitido. Dio si nasconde nel chiaro-scuro. La fede natalizia ci ricorda che siamo ancora in cammino sul quale incontriamo sia momenti della luce sia momenti delle tenebre. L’umiltà cristiana va contro il trionfalismo religioso che vorrebbe avere le risposte pronte a tutte le domande.

Il secondo paradosso è la grandezza e la semplicità. Il Vangelo ci racconta che un angelo disse a gran voce ai pastori: “oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. La grandezza del Signore è la garanzia di sicurezza, ma questa grandezza ci è rivelata in un bambino di una famiglia in cammino, un bambino che porta in se tutti i segni della fragilità. La grandezza ci fa pensare alla sua abbondanza, ma a Betlemme questa grandezza si presenta nella povertà. Il Natale ci invita a vedere la grandezza in tutte le persone povere e negli eventi semplici. Ma il Natale ci dimostra anche che il nostro Dio in se stesso è un Dio della semplicità. Dio, da sempre, si fa piccolo perché Dio è l’amore, e l’essenza dell’amore è la semplicità, la capacità di farsi piccolo per gli altri.
Per vivere questo paradosso abbiamo bisogno di essere coraggiosi. Ci vuole coraggio per fare come Dio, cioè abbandonare se stesso, uscire dalla grandezza, dallo spazio dove ci sentiamo comodi e sicuri, per arrivare agli altri. Il coraggio significa rischiare tutto affinché gli altri, specialmente i piccoli e semplici, possano vivere.

Il terzo paradosso è la divinità e la profanità. San Paolo nella sua lettera a Tito ha scritto: “è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini”. La nascita di Gesù manifesta che Dio non ha creato una storia indipendente dalla storia umana; la grazia non è una realtà separata dal nostro mondo. Dio è entrato nella nostra storia, la divinità si pone all'interno della storia del mondo per trasformare questo mondo da dentro. Il nostro mondo con la sua profanità è il luogo di Dio, il posto per incontrare Dio e dedicarsi a Lui. L’uomo e la dona sono così speciali agli occhi di Dio, che il Signore stesso ha scelto di essere uno di noi. Per questo, dedicarci per promuovere questo mondo è la nostra missione, essere uomo è la nostra vocazione. Come Dio stesso, abbracciamo questo mondo e l’umanità intera e con il Signore trasformiamo questo mondo e il genere umano.
In questo paradosso è importante vivere nella solidarietà. La solidarietà significa: mostrare la nostra vicinanza agli altri, camminare insieme, sostenersi a vicenda per essere più umani, incoraggiare gli uni gli altri.

Chiediamo al Bambino Gesù la sua benedizione speciale per poter essere umili, coraggiosi e solidali!


Collegio del Verbo Divino, Roma,
24 dicembre 2021